Devo premettere che sono un po' stanco del "Forno di maggio".
Ora racconto l'ultimo capitolo, le cose che mi sembrano interessanti da lasciare agli atti, poi inizierò a parlare di quello che verrà; su cui sto già lavorando.
Ci vuole pazienza in questo lavoro.
Ora racconto l'ultimo capitolo, le cose che mi sembrano interessanti da lasciare agli atti, poi inizierò a parlare di quello che verrà; su cui sto già lavorando.
Ci vuole pazienza in questo lavoro.
Il progetto
Con questo post chiudo il ciclo dedicato allo smalto Irabo e alle sue varianti.
Quelle di oggi sono interessanti perché da un lato apportano modifiche su una delle due componenti di base: l’argilla e dall’altro introducono un terzo elemento, in quantità modeste, tali da non snaturare l’essenza dello smalto di partenza ma in grado di aggiungere un particolare umore, come un cambio di luce.
Come sempre, niente di nuovo. Anche le due formulazioni che propongo qui sono un semplice adattamento ai miei materiali e ai miei metodi di cottura dei lavori di altri ceramisti. L’inizio del percorso, insomma, poi vediamo dove mi porteranno queste varianti.
Tanto per la cronaca, i ceramisti a cui faccio riferimento sono Carlos Versluys e Anne Franchetti.
Al solito, è interessante notare come partendo da formulazioni analoghe si arrivi spesso a risultati radicalmente diversi modificando materiali e cottura, ma questo ormai lo sappiamo e ce lo aspettiamo. Quello che è utile, allora, è individuare, nel risultato ottenuto, le potenzialità di sviluppo. Insomma, non mi voglio soffermare sulle cause che determinano le differenze dall'originale e sforzarmi di raggiungere i risultati già raggiunti da altri, piuttosto voglio andare subito a cercare di capire se il mio modo e miei materiali, combinati a una certa formulazione di smalto, possano dare vita a qualcosa di interessante.
Naturalmente il primo passo è un’applicazione più o meno pedissequa della formulazione data.
Il passo successivo sarà, poi, lo sviluppo delle potenzialità che eventualmente dovessero emergere in prima battuta.
Qui siamo al primo passo.
I due esperimenti proposti prevedono l'uso della terra gialla di Tolfa al posto della terracotta come componente argilloso dello smalto. Ricordo che si tratta di un materiale piuttosto refrattario, quindi è utile aggiungere un terzo elemento, in quantità minore, che favorisca la fusione dello smalto.
Nel primo caso l'elemento fondente è proprio la terracotta, che così rientra nella formulazione dello smalto in qualità di attore non protagonista. Nel secondo caso utilizzo il feldspato.
Quelle di oggi sono interessanti perché da un lato apportano modifiche su una delle due componenti di base: l’argilla e dall’altro introducono un terzo elemento, in quantità modeste, tali da non snaturare l’essenza dello smalto di partenza ma in grado di aggiungere un particolare umore, come un cambio di luce.
Come sempre, niente di nuovo. Anche le due formulazioni che propongo qui sono un semplice adattamento ai miei materiali e ai miei metodi di cottura dei lavori di altri ceramisti. L’inizio del percorso, insomma, poi vediamo dove mi porteranno queste varianti.
Tanto per la cronaca, i ceramisti a cui faccio riferimento sono Carlos Versluys e Anne Franchetti.
Al solito, è interessante notare come partendo da formulazioni analoghe si arrivi spesso a risultati radicalmente diversi modificando materiali e cottura, ma questo ormai lo sappiamo e ce lo aspettiamo. Quello che è utile, allora, è individuare, nel risultato ottenuto, le potenzialità di sviluppo. Insomma, non mi voglio soffermare sulle cause che determinano le differenze dall'originale e sforzarmi di raggiungere i risultati già raggiunti da altri, piuttosto voglio andare subito a cercare di capire se il mio modo e miei materiali, combinati a una certa formulazione di smalto, possano dare vita a qualcosa di interessante.
Naturalmente il primo passo è un’applicazione più o meno pedissequa della formulazione data.
Il passo successivo sarà, poi, lo sviluppo delle potenzialità che eventualmente dovessero emergere in prima battuta.
Qui siamo al primo passo.
I due esperimenti proposti prevedono l'uso della terra gialla di Tolfa al posto della terracotta come componente argilloso dello smalto. Ricordo che si tratta di un materiale piuttosto refrattario, quindi è utile aggiungere un terzo elemento, in quantità minore, che favorisca la fusione dello smalto.
Nel primo caso l'elemento fondente è proprio la terracotta, che così rientra nella formulazione dello smalto in qualità di attore non protagonista. Nel secondo caso utilizzo il feldspato.
Arido misto
Smalto “Arido misto”, una combinazione 50/50 di “Arido 1a” e “Arido 1b”:
Arido 1
Cenere di olmo lavata 40
Argilla gialla di Tolfa 40
Terracotta 15
Composto nelle varianti “1a” che contiene 2% di Ossido di Titanio e “1b” con il 5% di Rutilo.
In effetti, tenendo conto che il Rutilo è sostanzialmente ossido di Titanio, credo che di poter sintetizzare la formula mediando le percentuali di Titanio in forma di Ossido con il Rutilo.
Al di là delle macchie di colore (altri smalti), è comunque uno smalto sporco, disomogeneo, grezzo.
Forse va dato con spessori maggiori; probabilmente deve essere amalgamato meglio utilizzando materie prime più raffinate.
Oppure va bene così sopratutto se utilizzato come complemento di altri rivestimenti.
Nel lavoro che sto preparando, per esempio, che riguarderà i vulcani, chiazze e aloni giallastri possono tornare utili...
Arido 1
Cenere di olmo lavata 40
Argilla gialla di Tolfa 40
Terracotta 15
Composto nelle varianti “1a” che contiene 2% di Ossido di Titanio e “1b” con il 5% di Rutilo.
In effetti, tenendo conto che il Rutilo è sostanzialmente ossido di Titanio, credo che di poter sintetizzare la formula mediando le percentuali di Titanio in forma di Ossido con il Rutilo.
Al di là delle macchie di colore (altri smalti), è comunque uno smalto sporco, disomogeneo, grezzo.
Forse va dato con spessori maggiori; probabilmente deve essere amalgamato meglio utilizzando materie prime più raffinate.
Oppure va bene così sopratutto se utilizzato come complemento di altri rivestimenti.
Nel lavoro che sto preparando, per esempio, che riguarderà i vulcani, chiazze e aloni giallastri possono tornare utili...
Arido 2
Smalto “Arido 2”
Cenere di pino lavata 48
Argilla gialla di Tolfa 40
Feldspato Na 10
Ossido di Titanio. 1,5%
Le colature verdognole - di questo specifico color verdognolo - si devono ascrivere, senza meno, alla categoria degli smalti non riusciti.
Cenere di pino lavata 48
Argilla gialla di Tolfa 40
Feldspato Na 10
Ossido di Titanio. 1,5%
Le colature verdognole - di questo specifico color verdognolo - si devono ascrivere, senza meno, alla categoria degli smalti non riusciti.
A presto Davide
grazie per avermi scritto, spero che il mio lavoro sia stato utile.
Anche se non richiesto, vorrei commentare quello che mi scrivi, perché in realtà l'irabo, per sua natura, è un rivestimento che non ha una composizione definita in modo esatto e dipende totalmente dalla natura delle due materie prime che lo compongono e che, come sai, sono entrambe estremamente variabili.
Avrai un buon irabo quando quello che esce dal forno ti soddisfa.
Fossi in te proverei con diverse ceneri, è una bella esperienza... almeno per me.
A proposito dell'argilla, direi che quella di Tolfa è una mia versione ma un irabo classico, che io pure uso, contiene argilla fusibile, la classica argilla della ceramica italiana va benissimo. Una domanda, come mai l'hai cotta prima di comporre lo smalto? Vuoi calcinarla? perché?
Grazie delle tue delucidazioni. Sino molto utili.
L'idea di cuocere prima la polvere della creta di castellamonte nasce dal dal pensiero di mantenere, in prumis il colore che ha la suddetta terra ( mattone scuro), in seconda rendere l'oggetto trattato con l'irabo maggiormente ruvido.
Provero a rifare il medesimo smalto usando diverse ceneri......ma faccio molta fatica e recuperare ceneri particolare tipo di paglia o di pino.
A presto