oggi avevo tra le mani un pezzo,
uno di quelli cotti nell'infornata del 30 aprile scorso,
di quelli preparati per Open House.
è vero, non ho scritto le consuete disamine sull'ultima infornata,
confesso di non averne avuto voglia, succede,
il fatto è che girando quest'oggetto tra le mani è accaduto un fatto:
c'è che altre volte mi è capitato, osservando una ciotola, un piatto, fatti da me, di rivedere le mie mani mentre lo foggiano, o anche di ritornare al momento in cui l'ho rivestito, smaltato;
oggi no, non proprio,
oggi sulla superficie ruvida, grezza; sui bordi frastagliati e rotti; nella consistenza pesante e grossolana; nella decorazione solo abbozzata;
in tutto questo ho rivisto le mie mani per quello che sono, come ritratte;
in tutto questo c'è come vedo ora me stesso.
non tragga in inganno la sequenza di aggettivi non proprio lusinghieri,
mi piace questa ciotola, mi piace molto
ma il punto non è questo, il punto è che mi rendo conto di quanto la realizzazione di un oggetto la si possa considerare riuscita quanto più esso è in grado di definire il suo artefice.
lo so, è cosa ovvia, in via teorica lo sapevo già,
volevo solo condividere un nuovo piano, direi emotivo, di comprensione di questo semplice concetto.
uno di quelli cotti nell'infornata del 30 aprile scorso,
di quelli preparati per Open House.
è vero, non ho scritto le consuete disamine sull'ultima infornata,
confesso di non averne avuto voglia, succede,
il fatto è che girando quest'oggetto tra le mani è accaduto un fatto:
c'è che altre volte mi è capitato, osservando una ciotola, un piatto, fatti da me, di rivedere le mie mani mentre lo foggiano, o anche di ritornare al momento in cui l'ho rivestito, smaltato;
oggi no, non proprio,
oggi sulla superficie ruvida, grezza; sui bordi frastagliati e rotti; nella consistenza pesante e grossolana; nella decorazione solo abbozzata;
in tutto questo ho rivisto le mie mani per quello che sono, come ritratte;
in tutto questo c'è come vedo ora me stesso.
non tragga in inganno la sequenza di aggettivi non proprio lusinghieri,
mi piace questa ciotola, mi piace molto
ma il punto non è questo, il punto è che mi rendo conto di quanto la realizzazione di un oggetto la si possa considerare riuscita quanto più esso è in grado di definire il suo artefice.
lo so, è cosa ovvia, in via teorica lo sapevo già,
volevo solo condividere un nuovo piano, direi emotivo, di comprensione di questo semplice concetto.
Io non amo usare l'affermazione "mi piace" in quanto attiene solo alla sfera estetica, tagliando fuori le altre componenti creazionali, che invece sono componenti essenziali di una attività di realizzazione manuale di un oggetto.
Quello che percepisci é un rigurgito di emozioni che é tipico dell'atto artistico, probabilmente un residuo di un incompiuto processo creativo, incompiuto in quanto pur avendo la stoffa, non ti decidi a fare il salto, ad abbandonare la creazione funzionale (nel caso tuo la funzione ciotola), in favore di una creazione prettamente artistica.
Casualmente l'ultimo articolo sul mio blog tratta proprio del processo creativo, dacci un occhio, magari le mie riflessioni ti possono essere di stimolo per il grande passo, per quello che ne capisco le skills ce le hai, costruire una tua poetica é una questione di tempo e di percorso, iniziarlo ti potrebbe portare lontano, non tanto come artista, ma anche e soprattutto come Uomo/anima, e la maiuscola non é un caso.