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Published on
October 12, 2014

Mingei 2 - Il contesto

Aspetti Narrativi
Nota
ho aggiornato il post del 5 ottobre scorso
Mingei 1 - Introduzione
perché nel testo pubblicato mancava una parte.

La parola Mingei deriva dall'abbreviazione di due parole giapponesi:
minshuteki kogei che significano "artigianato popolare"
ed è stata coniata nel 1926 da Yanagi Soetsu
(YS da ora in poi).
YS è colui il quale ha concepito l'intero movimento mingei;
in realtà lo ha fatto insieme a due ceramisti: Hamada Shoji e Kawai Kanjiro,
che poi, probabilmente non si può prescindere nemmeno da Bernard Leach, l'inglese che amava la ceramica e viveva in Giappone;
anzi, a pensarci bene,
non si può fare a meno di pensare che YS abbia letto di quelle idee
che circolavano già da qualche decennio in Europa,
idee nate in Gran Bretagna nella seconda metà del XIX secolo 
raccolte sotto l'etichetta di Arts&Crafts,
YS non era sicuramente a digiuno delle esperienze di William Morris e John Ruskin e
non poteva non rendersi conto del fatto che la rivoluzione industriale stava travolgendo il Giappone dell'inizio del '900 così come
aveva fatto in Inghilterra il secolo precedente.
YS apparteneva ad una famiglia agiata,
quindi ha potuto dedicarsi agli studi,
e ha studiato, da giovane, la cultura occidentale:
l'arte, la scienza, la letteratura, la filosofia,
lo ha fatto perché in quegli anni in Giappone,
oltre alla rivoluzione industriale, era in corso un'altra specie di rivoluzione: l'occidentalizzazione.
Credo di aver capito che all'inizio del '900 i giapponesi considerassero tutto ciò che aveva dato forma alla vita quotidiana,
gli oggetti, gli usi,
come vecchio e superato 
di fronte al nuovo che arrivava da occidente e questo,
associato alla nuova capacità di produzione industriale di merce 
a basso costo e largo consumo 
aveva come conseguenza il rapido abbandono di cose,
anche quelle di uso quotidiano,
come potevano esserlo, ad esempio, le stoviglie.

In quattro righe sono usciti fuori tre, quattro temi sui quali sono stati scritti e si scrivono interi trattati:
l'Arts and Crafts, la rivoluzione industriale, l'occidentalizzazione del Giappone.
Comunque, con una certa faccia tosta decido di procedere come se nulla fosse,
tanto probabilmente nessuno è arrivato a leggere fin qui.

Quindi, per comprendere il senso della filosofia mingei è necessario avere un'idea dei grandi cambiamenti sociali in atto;
la rivoluzione industriale, associata alla crescita urbana,
accompagnate in Giappone all'occidentalizzazione,
rappresentano una delle grandi trasformazioni culturali della storia di questo paese. All'interno di questa cornice si può iniziare a parlare del movimento mingei.

Published on
October 10, 2014

La cottura 12 - Il forno

Cotture
Nel post su riduzione e ossidazione ho dato qualche cenno sulla combustione.
Oggi cercherò di fornire i concetti essenziali sul forno.
Partiamo dalla prima e ovvia considerazione:
nel forno avviene la cottura della ceramica,
succedono, cioè, tutti quei processi di cui ho parlato nei post sull'argomento, 
grazie all'aumento, più o meno rapido, della temperatura.
Da qui discende la seconda considerazione ovvia:
l'aumento della temperatura è determinato dall'energia che si sviluppa attraverso la combustione;
lasciamo da parte i forni elettrici nei quali l'incremento della temperatura è dovuto al surriscaldamento delle resistenze elettriche;
quindi, dicevo la combustione,
ecco, nel post sulla cottura n.11 ho detto che la reazione di combustione è esotermica e
quindi, rilascia di calore.
Ma perché questo calore sia efficace a far salire la temperatura devono essere garantite alcune cose:
la prima è che il luogo in cui avviene la combustione sia confinato e sufficientemente coibentato da trattenere il calore prodotto;
la seconda è che ci sia una adeguata circolazione d'aria che consenta lo scarico dei gas prodotti dalla combustione e garantisca l'apporto di ossigeno (comburente) per mantenere vivo il processo, altrimenti, come noto, la combustione soffoca.
E' chiaro che la prima condizione deve essere soddisfatta anche nei forni elettrici mentre la seconda no, non essendoci, in questo caso, combustione.
Per adesso mi fermo alle considerazioni di carattere generale,
un'altra volta parlerò dei materiali e delle tecniche costruttive.
Quindi soffermiamoci sull'idea di una scatola chiusa, 
con pareti di materiale e di spessore tali da garantire la coibentazione,
dotata di una o più porte per l'ingresso della fiamma e dell'aria (combustibile e comburente) e di un'uscita per i gas di scarico.
A questo punto abbiamo un nuovo problema da risolvere:
un forno deve cuocere in modo uniforme. 
Questo problema è un po' meno banale e piuttosto complesso da risolvere,
tanto è vero che è difficile trovare forni che raggiungano una temperatura massima uniforme al proprio interno;
è sempre stato così,
a maggior ragione nei grandi forni a più camere o nei lunghi tunnel;
da sempre i ceramisti hanno cercato di costruire forni che sviluppassero temperature uniformi al proprio interno e da sempre si sono adattati al fatto che in alcuni punti del forno la temperature fosse più alta che in altri. Alla fine, molti ceramisti traggono vantaggio da questo fatto e dispongono pezzi con smalti che maturano a temperature diverse nei posti opportuni. In alcuni dei forni più grandi ci sono variazioni di temperatura tra le varie parti che arrivano e superano i tre coni. 
A tal proposito, un concetto essenziale da ricordare,
è la partizione che normalmente c'è all'interno di un forno,
tra la camera di combustione, dove avviene la reazione di combustione, appunto, e
la camera di cottura dove sono disposti i pezzi di ceramica.
L'aria calda, dopo la combustione (o durante la combustione) attraversa la camera di cottura per raggiungere la porta di scarico;
questo flusso dovrebbe distribuire il calore che porta nel modo più possibile uniforme sulla superficie dei pezzi.
Nei forni elettrici, ovviamente non c'è la camera di combustione e il problema della distribuzione uniforme della temperatura è meno sentito, anche se non proprio assente.
D'altra parte i forni elettrici non hanno la capacità di intervenire sull'atmosfera e a meno di particolari artifici (di cui parlerò un'altra volta), non è possibile cuocere in riduzione.
Nei forni a combustione, invece, dobbiamo porci il problema di come gestire il grado di riduzione/ossidazione che serve.
Come accennato la scorsa volta, in linea del tutto generale,
la risposta a questa esigenza è nella possibilità di modulare l'entrata di ossigeno all'interno del forno;
poiché la quantità di ossigeno (aria) in ingresso è strettamente legato alla quantità di gas in uscita, la valvola di regolazione posta nel camino ovvero in corrispondenza della porta di scarico, è una delle soluzioni più frequenti.
Un forno, inoltre, dovrebbe avere consumi di carburante efficienti e bruciatori capaci di variare la potenza della fiamma per generare sufficiente turbolenza da garantire una migliore distribuzione dell'aria calda al suo interno.
Infine, ci sono i problemi legati alla sicurezza;
in particolare è necessario essere ben consapevoli che i gas di scarico contengono anidride carbonica e monossido di carbonio;
il forno deve essere in grado di smaltirli all'aria aperta evitando che ristagnino.
Mi rendo conto di aver parlato di cose che sembrano ovvie
ma queste considerazioni sono alla base della progettazione dei forni,
di tutti i forni.
L'idea, nel prossimo futuro, è quella di parlare del nostro forno,
di come è fatto, del progetto di riferimento e di come funziona.
Poi, piano piano, parlerò anche dei grandi forni orientali,
gli antichi forni a legna:
i noborigama e gli anagama;
questo poi, in futuro.
Published on
October 9, 2014

Sembra facile 2

Forme
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dopo una veloce rifinitura 
il pezzo sembra pronto per essere biscottato
inizio a pensare al rivestimento
non credo che userò ingobbi,
lo smalto dovrebbe essere bianco lattiginoso
quindi un nuka? uno shino modificato?
ci sto pensando
e sto pure pensando se farci o no le colature,
tipo quelle verdi dell'originale, 
e se si, di che colore.
In ogni caso ci sarà una sorella.
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Published on
October 8, 2014

Definizione di ciotola

Forme
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Published on
October 7, 2014

Sembra facile

Forme
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vedi un pezzo come questo
lo voglio rifare, pensi, sembra facile...
appunto: sembra;
provare per credere.
Comunque ci provo.
Realizzato a pizzico, dopo vari tentativi.
Il resto poi lo vedrò.
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Published on
October 5, 2014

Mingei 1 - Introduzione 

Aspetti Narrativi
Mingei
la parola è venuta fuori qua e là nei racconti del viaggio in Giappone,
così mi sono ripromesso di parlarne,
certo, con la consueta superficialità, e allora
ho iniziato a fare qualche ricerca, ho letto qualcosa,
mi serve giusto l'essenziale, pensavo,
poi lo elaboro e ne faccio una sintesi;
ma non ha funzionato.
Del resto, si sa, per fare un buon riassunto di un certo argomento 
è necessario capirlo, chiarirsi prima le idee;
il punto è che più vado avanti più si aprono strade, richiami storici,
collegamenti culturali, significati antropologici,
insomma, la mia superficialità è messa a dura prova,
il mio bagaglio culturale appare del tutto inadeguato.
E' chiaro, sto mettendo le mani avanti,
ma qualche cosa, comunque, la voglio tirare fuori.
Sicuramente, per sviluppare l'argomento saranno necessari più post
ma ora non sono nemmeno in grado di scrivere un indice.
Quindi il senso del post di oggi...
be', credo che sia un modo per partire, 
uno stimolo,
come dire, 
ecco, adesso ho iniziato, quindi devo andare avanti, in qualche modo.
Più o meno lo stesso metodo con cui procedo nel presentare il lavoro vero e proprio, quello sulla ceramica,
cerco di far vedere tutto,
dagli schizzi iniziali fino alla produzione finale
passando per le varie fasi, documentando
più o meno tutto, anche le cose che non funzionano,
i pezzi venuti male.
Proverò anche qui lo stesso processo,
spero di rendere l'argomento interessante e
sennò pazienza.
Concludo dicendo sul mingei solo due cose:
si pronuncia con la g di gatto anche se non c'è la lettera h;
si tratta di un movimento culturale e filosofico decisivo nello sviluppo delle arti applicate nel Giappone del XX secolo,
sapere di cosa si tratta è importante per capire e apprezzare anche la produzione ceramica, dagli anni '20 del '900 praticamente fino ad oggi, e non solo del Giappone.
Published on
October 4, 2014

Quindi tazzine

Forme Progetti
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Shimaoka e dintorni

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Lunedì riprendo a lavorare sul tornio di Terracromata,
è importante avere una qualche idea quando
ci si siede al tornio,
qualche giorno fa ho pensato a delle tazzine da caffè,
credo che saranno senza manico,
mi dispiace per quelli che non ne possono fare a meno e 
sembra siano tanti,
ma a noi piacciono così;
allora qualche idea dal Giappone
anche se le loro sono ciotoline da sakè
ma basta immaginarle un poco più grandi e col caffè dentro.
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da Takumi

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a Kyoto (shigaraki?)

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Ciotoline prodotte a Onta

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Karatsu

Published on
October 3, 2014

La cottura 11 - Ossidazione e Riduzione

Cotture
Quando parliamo di cottura in riduzione o in ossidazione 
stiamo definendo la modalità con cui avviene la combustione all'interno del forno.
Quindi la prima domanda da porsi è:
cos'è la combustione?
da un punto di vista chimico si tratta di una reazione tra un elemento che chiamiamo combustibile ed un secondo elemento detto comburente
(normalmente l'ossigeno presente nell'aria), con sviluppo di calore e radiazioni luminose.
Durante la combustione di idrocarburi o legna, o carbone, avviene un processo di ossidoriduzione esotermica:
il carbonio presente nel combustibile si ossida, cioè si lega ad atomi di ossigeno e, di conseguenza, l'ossigeno libero si riduce; 
il tutto, dicevamo, con rilascio di calore e di luce, inoltre
avviene la formazione di nuovi composti, in particolare anidride carbonica ed acqua.
In condizioni normali, a temperatura ambiente, combustibile e ossigeno non danno vita spontaneamente alla combustione;
perché ciò avvenga è necessario un innesco, 
in altre parole, la sostanza combustibile deve avviare un processo di degrado,
prodotto essenzialmente da un apporto energetico dall’esterno (calore), 
che porta a liberare atomi, principalmente di carbonio e di idrogeno, i quali, combinandosi con l'ossigeno, emettono calore;
il calore così prodotto alimenta il processo;
quindi l'innesco è rappresentato proprio da un incremento del livello energetico come una fonte di calore o una scintilla;
una volta attivato il processo, poiché si tratta di un processo esotermico (con sviluppo di calore), questo si autosostenta senza necessità di ulteriori apporti di calore dall’esterno;
sempre che:
combustibile e comburente siano nelle proporzioni adeguate,
non intervengano variazioni esterne che sottraggano calore,
sia garantito l’apporto del comburente (ossigeno).
Venendo meno uno dei tre elementi del cosiddetto triangolo del fuoco – combustibile, comburente, calore – la combustione si estingue.
Regolare il rapporto tra combustibile e comburente aumentando o diminuendo le quantità reciproche determina la qualità della combustione.
 “Soffiare sul fuoco” attizza le fiamme perché aumenta l’apporto di ossigeno e lo fa penetrare meglio a contatto con la superficie del combustibile solido o lo fa miscelare meglio ai combustibili gassosi;
di contro, “togliere aria” genera un eccesso di combustibile e, per quello che ci riguarda, di carbonio con conseguente minor sviluppo di calore (combustione parziale) e, soprattutto, produzione di carbonio libero e monossido di carbonio al posto dell’anidride carbonica. 
Come vedremo, in quest’ultimo passaggio sta il processo di riduzione.
Questo è il lavoro di chi gestisce una cottura.

E’ noto che gli incendi si possono spegnere eliminando il combustibile (es. le fasce taglia-fuoco che sono strisce di terra prive di vegetazione); “soffocando” il fuoco con una sostanza che copre il combustibile impedendone il contatto con l’ossigeno (es. schiume degli estintori); eliminando il calore. L’acqua, ad esempio, agisce raffreddando perché assorbe molto calore (gettata sui tizzoni evapora immediatamente) ma anche soffocando perché “riveste” il combustibile e non cede ossigeno.

Come detto nei precedenti capitoli sulla cottura, sia il corpo di argilla che gli smalti interagiscono con l’atmosfera circostante durante la cottura. Si tratta di interazioni a livello molecolare, interazioni chimiche, insomma.
Per questo, generare un’atmosfera ricca di anidride carbonica (CO2) produce effetti sulle superfici dei pezzi diversi da quelli che si produrrebbero in presenza di monossido di carbonio (CO). 

Gli effetti di alcuni smalti richiedono particolari condizioni di atmosfera perché siano raggiunti, perciò è necessario poter controllare le proprietà dell’atmosfera, sebbene, spesso, ciò renda la combustione inefficiente. Comunque, dato che vogliamo raggiungere certi risultati al minimo costo, abbiamo bisogno di conoscere come si possono determinare al meglio gli aggiustamenti che servono. Questo significa sapere come si ottiene il grado di riduzione (e di ossidazione) richiesto e non più di quanto necessario.


La riduzione

Un eccesso di combustibile ovvero una carenza di ossigeno, 
all'interno del forno, 
produce le condizioni di cottura in riduzione. 
La combustione è parziale a causa della quantità di ossigeno insufficiente a combinarsi in modo completo col carbonio,
a un grado di riduzione più elevato corrisponde una maggiore produzione di monossido di carbonio (CO) a scapito dell'anidride carbonica (CO2). 
Se l’eccesso di combustibile (o la carenza di ossigeno) raggiunge valori estremi vengono rilasciati atomi liberi di carbonio in forma di fuliggine e fumo. 
Il grado massimo di riduzione effettiva si ottiene quando il rapporto combustibile/ossigeno produce il livello massimo di monossido di carbonio senza però arrivare a produrre fuliggine o fumo. 
Gli atomi liberi di carbonio, infatti, limitano l’azione del monossido di carbonio sull'argilla e sugli smalti. 
Un forno annerito dalla fuliggine sta lavorando male, la riduzione è inefficiente, sia in termini qualitativi (effetto finale su smalti e argille) che economici (eccessivo ed inutile spreco di combustibile).

La reazione sotto riportata mostra una situazione di carenza d’aria senza carbonio libero:

5CH4 + 8O2 + (32N2) = CO2 + 4CO + 10H2O + (32N2)

combustibile+aria = anidride carbonica+monossido di carbonio+vapore acqueo+azoto

Il punto chiave sta nel fatto che la carenza di ossigeno provoca la formazione di monossido di carbonio. Le molecole di monossido di carbonio (CO) sono instabili e tendono a diventare anidride carbonica (CO2) legandosi ad un atomo di ossigeno preso da qualsiasi fonte – per esempio l’ossigeno del corpo della ceramica o degli smalti. Ecco la reazione chimica tra atmosfera del forno e superfici dei pezzi (smalto e/o argilla). Quando gli ossidi contenuti negli smalti e nelle argille perdono atomi di ossigeno, in favore dell’anidride carbonica, si trovano ad essere parzialmente ridotti alla loro forma metallica (ad esempio il carbonato di rame si riduce nella forma di rame metallico): l’ossido verde si trasforma nel metallo rosso: 
CuCO3 = Cu + CO2 + O

Che poi è il contrario di quello che succede al rame metallico,
che ha un bel colore rosso rame (appunto), quando, esposto all’aria, si ossida producendo una patina verdastra sulla superficie. In questo caso il rame metallico prende ossigeno dall’aria. 


In generale,
nei processi di riduzione si toglie ossigeno dalla superficie dei pezzi, quindi sia dagli smalti che dall’argilla del corpo,
gli ossidi metallici tendono, quindi alla loro forma metallica.
Probabilmente il rame e il ferro sono gli ossidi principali in questo tipo di cottura.
E’ importante rendersi conto del fatto che, in caso di cottura in riduzione, l’esito finale di uno smalto è determinato sia 
dall’intervento della riduzione sui componenti dello smalto stesso, che
dagli effetti sull’argilla sotto lo smalto.

L’atmosfera in riduzione è spesso difficile e necessita di una stretta aderenza a valori percentuali specifici di riduzione ed in momenti precisi lungo la curva della temperatura.
per la definizione di parametri numerici vi rimando a testi specifici e all'utilizzo di strumenti che misurano la percentuale di riduzione.
Noi ci regoliamo a "occhio" secondo la nostra esperienza.
Ad ogni modo, credo che qui sia importante comprendere i meccanismi.

Il punto in cui partire con la riduzione per modificare il colore dell’argilla nelle cotture del gres è intorno a cono 010 e comunque avviene tra 900°C e 1000°C;
è sufficiente una riduzione media poi, se non serve ridurre lo smalto, si può tornare ad atmosfera neutra. 
La riduzione degli smalti, sempre per cotture ad alta temperatura, parte dai 1100°C, quando la maggior parte degli smalti inizia a reagire col monossido di carbonio.
E’ chiaro che se dobbiamo ridurre sia l’argilla che lo smalto lasceremo il forno in riduzione anche nell’intervallo tra i 1000°C (fine riduzione argilla) e i 1100°C (inizio riduzione smalti).
C’è chi torna ad atmosfera neutra tra i 1000°C e i 1100°C (tranne per smalti contenenti rame) ma a me non piace spezzettare troppo le modalità di cottura.
Comunque, a breve, presenterò la nostra scheda di cottura.
In generale, tenendo conto che la riduzione richiede, a parità di velocità di salita della temperatura, più gas di quanto ne sia richiesto in atmosfera neutra, chi gestisce forni grandi e fa molte cotture, tende ad economizzare rinunciando alla riduzione dove non strettamente richiesto.
La riduzione forte (o pesante) non solo non è necessaria durante la riduzione dell’argilla del corpo ma può risultare addirittura deleteria, se poi è anticipata può impedire la completa eliminazione del carbonio dall’argilla del corpo e produrre il “cuore nero” (vedi post Combustione Materia Organica – Cuore Nero del 1.8.2014). 

Di solito le cotture in riduzione si realizzano in forni a gas o a legna;
il controllo della quantità di aria (ossigeno) può avvenire agendo sull’aria primaria, se si dispone di bruciatori in cui la miscela aria/gas avviene prima della fiamma; 
oppure modificando il flusso di aria secondaria che è quella che entra dalle aperture dei bruciatori (o dalla porta della camera di combustioennei forni a legna) agendo sulla valvola di regolazione di tiraggio della canna fumaria (come avviene nel nostro forno). 


L’ossidazione

Ai fini della cottura in ossidazione è sufficiente produrre all’interno del forno un’atmosfera neutra:
tutto l’ossigeno si combina con tutto il carbonio disponibile per trasformarsi in anidride carbonica;
l’eccesso di ossigeno riduce l’efficienza della combustione poiché tutto quello che non è utilizzato nella reazione chimica assorbe calore e quindi energia. 
La reazione chimica si può esprimere come segue:

CH4 + 3O2 + (12N2) = CO2 + O2 + 2H2O + (12N2)

combustibile+aria = anidride carbonica+ossigeno+vapore acqueo+azoto

Gli smalti cotti in ossidazione normalmente non richiedono eccesso di ossigeno ma un’atmosfera neutra. 
Non hanno bisogno di ossigeno extra. 
Quindi, in generale, un’atmosfera neutra è di solito sufficiente (ed efficiente);
ciò non vuol dire non aver mai bisogno di un atmosfera ossidante:
durante la biscottatura o nella prima fase della monocottura, spesso è opportuno un eccesso di ossigeno per consentire lo smaltimento delle particelle carbonacee dal corpo dell’argilla  (Vedi post su Combustione Materia Organica – Cuore Nero del 1.8.2014 ) quindi fino ai 650°C.

Le cotture in ambiente neutro sono tipiche dei forni elettrici; 
questi tendono addirittura ad una leggera riduzione nella parte iniziale della cottura per la combustione delle particelle organiche. 

Sia l’ossidazione che la riduzione sono inefficienti poiché utilizzano più combustibile di quanto non sia utilizzato in atmosfera neutra a parità di velocità di risalita della temperature.

Published on
October 2, 2014

Programma

Aspetti Narrativi
Dunque il programma,
a questo punto stiamo andando verso la chiusura della serie sulla cottura, manca la definizione di Ossidazione/Riduzione
due parole sul forno,
un paio di post sulla monocottura;
non ricordo se ho già inserito le nostre schede cottura, ma insomma, questo rimane da dire.
Quindi riprenderò il discorso sugli smalti,
come avevo già fatto, partirò con la cenere,
il resto verrà strada facendo.
Sono costretto a ripetere molte cose già dette,
chi mi segue da un po' sa cosa è successo e capirà.
Lunedì prossimo, poi, riprendo le attività al laboratorio Terracromata,
quindi proverò a descrivere quello che faccio lì.
Per il resto...
solite cose,
disordinatamente:
idee, progetti, spunti, quello che succede in giro...
spero di avere tempo e modo di parlare di persone e di storie interessanti;
veramente mi accorgo che sto facendo poche "chiacchiere"
ma si tratta di una faccenda poco programmabile,
e insomma, questo è tutto,
vediamo che succede.
Published on
October 1, 2014

Tazzine

Forme
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In attesa di un intervallo di tempo
buono per riprendere a lavorare la terra
ripesco idee
disegni e 
minuscole rane
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La sintesi è chiara:
tazzine da caffè.
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VesuvioLab 
di Federica e Maurizio

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