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Published on
October 7, 2014

Sembra facile

Forme
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vedi un pezzo come questo
lo voglio rifare, pensi, sembra facile...
appunto: sembra;
provare per credere.
Comunque ci provo.
Realizzato a pizzico, dopo vari tentativi.
Il resto poi lo vedrò.
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Published on
October 5, 2014

Mingei 1 - Introduzione 

Aspetti Narrativi
Mingei
la parola è venuta fuori qua e là nei racconti del viaggio in Giappone,
così mi sono ripromesso di parlarne,
certo, con la consueta superficialità, e allora
ho iniziato a fare qualche ricerca, ho letto qualcosa,
mi serve giusto l'essenziale, pensavo,
poi lo elaboro e ne faccio una sintesi;
ma non ha funzionato.
Del resto, si sa, per fare un buon riassunto di un certo argomento 
è necessario capirlo, chiarirsi prima le idee;
il punto è che più vado avanti più si aprono strade, richiami storici,
collegamenti culturali, significati antropologici,
insomma, la mia superficialità è messa a dura prova,
il mio bagaglio culturale appare del tutto inadeguato.
E' chiaro, sto mettendo le mani avanti,
ma qualche cosa, comunque, la voglio tirare fuori.
Sicuramente, per sviluppare l'argomento saranno necessari più post
ma ora non sono nemmeno in grado di scrivere un indice.
Quindi il senso del post di oggi...
be', credo che sia un modo per partire, 
uno stimolo,
come dire, 
ecco, adesso ho iniziato, quindi devo andare avanti, in qualche modo.
Più o meno lo stesso metodo con cui procedo nel presentare il lavoro vero e proprio, quello sulla ceramica,
cerco di far vedere tutto,
dagli schizzi iniziali fino alla produzione finale
passando per le varie fasi, documentando
più o meno tutto, anche le cose che non funzionano,
i pezzi venuti male.
Proverò anche qui lo stesso processo,
spero di rendere l'argomento interessante e
sennò pazienza.
Concludo dicendo sul mingei solo due cose:
si pronuncia con la g di gatto anche se non c'è la lettera h;
si tratta di un movimento culturale e filosofico decisivo nello sviluppo delle arti applicate nel Giappone del XX secolo,
sapere di cosa si tratta è importante per capire e apprezzare anche la produzione ceramica, dagli anni '20 del '900 praticamente fino ad oggi, e non solo del Giappone.
Published on
October 4, 2014

Quindi tazzine

Forme Progetti
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Shimaoka e dintorni

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Lunedì riprendo a lavorare sul tornio di Terracromata,
è importante avere una qualche idea quando
ci si siede al tornio,
qualche giorno fa ho pensato a delle tazzine da caffè,
credo che saranno senza manico,
mi dispiace per quelli che non ne possono fare a meno e 
sembra siano tanti,
ma a noi piacciono così;
allora qualche idea dal Giappone
anche se le loro sono ciotoline da sakè
ma basta immaginarle un poco più grandi e col caffè dentro.
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da Takumi

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a Kyoto (shigaraki?)

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Ciotoline prodotte a Onta

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Karatsu

Published on
October 3, 2014

La cottura 11 - Ossidazione e Riduzione

Cotture
Quando parliamo di cottura in riduzione o in ossidazione 
stiamo definendo la modalità con cui avviene la combustione all'interno del forno.
Quindi la prima domanda da porsi è:
cos'è la combustione?
da un punto di vista chimico si tratta di una reazione tra un elemento che chiamiamo combustibile ed un secondo elemento detto comburente
(normalmente l'ossigeno presente nell'aria), con sviluppo di calore e radiazioni luminose.
Durante la combustione di idrocarburi o legna, o carbone, avviene un processo di ossidoriduzione esotermica:
il carbonio presente nel combustibile si ossida, cioè si lega ad atomi di ossigeno e, di conseguenza, l'ossigeno libero si riduce; 
il tutto, dicevamo, con rilascio di calore e di luce, inoltre
avviene la formazione di nuovi composti, in particolare anidride carbonica ed acqua.
In condizioni normali, a temperatura ambiente, combustibile e ossigeno non danno vita spontaneamente alla combustione;
perché ciò avvenga è necessario un innesco, 
in altre parole, la sostanza combustibile deve avviare un processo di degrado,
prodotto essenzialmente da un apporto energetico dall’esterno (calore), 
che porta a liberare atomi, principalmente di carbonio e di idrogeno, i quali, combinandosi con l'ossigeno, emettono calore;
il calore così prodotto alimenta il processo;
quindi l'innesco è rappresentato proprio da un incremento del livello energetico come una fonte di calore o una scintilla;
una volta attivato il processo, poiché si tratta di un processo esotermico (con sviluppo di calore), questo si autosostenta senza necessità di ulteriori apporti di calore dall’esterno;
sempre che:
combustibile e comburente siano nelle proporzioni adeguate,
non intervengano variazioni esterne che sottraggano calore,
sia garantito l’apporto del comburente (ossigeno).
Venendo meno uno dei tre elementi del cosiddetto triangolo del fuoco – combustibile, comburente, calore – la combustione si estingue.
Regolare il rapporto tra combustibile e comburente aumentando o diminuendo le quantità reciproche determina la qualità della combustione.
 “Soffiare sul fuoco” attizza le fiamme perché aumenta l’apporto di ossigeno e lo fa penetrare meglio a contatto con la superficie del combustibile solido o lo fa miscelare meglio ai combustibili gassosi;
di contro, “togliere aria” genera un eccesso di combustibile e, per quello che ci riguarda, di carbonio con conseguente minor sviluppo di calore (combustione parziale) e, soprattutto, produzione di carbonio libero e monossido di carbonio al posto dell’anidride carbonica. 
Come vedremo, in quest’ultimo passaggio sta il processo di riduzione.
Questo è il lavoro di chi gestisce una cottura.

E’ noto che gli incendi si possono spegnere eliminando il combustibile (es. le fasce taglia-fuoco che sono strisce di terra prive di vegetazione); “soffocando” il fuoco con una sostanza che copre il combustibile impedendone il contatto con l’ossigeno (es. schiume degli estintori); eliminando il calore. L’acqua, ad esempio, agisce raffreddando perché assorbe molto calore (gettata sui tizzoni evapora immediatamente) ma anche soffocando perché “riveste” il combustibile e non cede ossigeno.

Come detto nei precedenti capitoli sulla cottura, sia il corpo di argilla che gli smalti interagiscono con l’atmosfera circostante durante la cottura. Si tratta di interazioni a livello molecolare, interazioni chimiche, insomma.
Per questo, generare un’atmosfera ricca di anidride carbonica (CO2) produce effetti sulle superfici dei pezzi diversi da quelli che si produrrebbero in presenza di monossido di carbonio (CO). 

Gli effetti di alcuni smalti richiedono particolari condizioni di atmosfera perché siano raggiunti, perciò è necessario poter controllare le proprietà dell’atmosfera, sebbene, spesso, ciò renda la combustione inefficiente. Comunque, dato che vogliamo raggiungere certi risultati al minimo costo, abbiamo bisogno di conoscere come si possono determinare al meglio gli aggiustamenti che servono. Questo significa sapere come si ottiene il grado di riduzione (e di ossidazione) richiesto e non più di quanto necessario.


La riduzione

Un eccesso di combustibile ovvero una carenza di ossigeno, 
all'interno del forno, 
produce le condizioni di cottura in riduzione. 
La combustione è parziale a causa della quantità di ossigeno insufficiente a combinarsi in modo completo col carbonio,
a un grado di riduzione più elevato corrisponde una maggiore produzione di monossido di carbonio (CO) a scapito dell'anidride carbonica (CO2). 
Se l’eccesso di combustibile (o la carenza di ossigeno) raggiunge valori estremi vengono rilasciati atomi liberi di carbonio in forma di fuliggine e fumo. 
Il grado massimo di riduzione effettiva si ottiene quando il rapporto combustibile/ossigeno produce il livello massimo di monossido di carbonio senza però arrivare a produrre fuliggine o fumo. 
Gli atomi liberi di carbonio, infatti, limitano l’azione del monossido di carbonio sull'argilla e sugli smalti. 
Un forno annerito dalla fuliggine sta lavorando male, la riduzione è inefficiente, sia in termini qualitativi (effetto finale su smalti e argille) che economici (eccessivo ed inutile spreco di combustibile).

La reazione sotto riportata mostra una situazione di carenza d’aria senza carbonio libero:

5CH4 + 8O2 + (32N2) = CO2 + 4CO + 10H2O + (32N2)

combustibile+aria = anidride carbonica+monossido di carbonio+vapore acqueo+azoto

Il punto chiave sta nel fatto che la carenza di ossigeno provoca la formazione di monossido di carbonio. Le molecole di monossido di carbonio (CO) sono instabili e tendono a diventare anidride carbonica (CO2) legandosi ad un atomo di ossigeno preso da qualsiasi fonte – per esempio l’ossigeno del corpo della ceramica o degli smalti. Ecco la reazione chimica tra atmosfera del forno e superfici dei pezzi (smalto e/o argilla). Quando gli ossidi contenuti negli smalti e nelle argille perdono atomi di ossigeno, in favore dell’anidride carbonica, si trovano ad essere parzialmente ridotti alla loro forma metallica (ad esempio il carbonato di rame si riduce nella forma di rame metallico): l’ossido verde si trasforma nel metallo rosso: 
CuCO3 = Cu + CO2 + O

Che poi è il contrario di quello che succede al rame metallico,
che ha un bel colore rosso rame (appunto), quando, esposto all’aria, si ossida producendo una patina verdastra sulla superficie. In questo caso il rame metallico prende ossigeno dall’aria. 


In generale,
nei processi di riduzione si toglie ossigeno dalla superficie dei pezzi, quindi sia dagli smalti che dall’argilla del corpo,
gli ossidi metallici tendono, quindi alla loro forma metallica.
Probabilmente il rame e il ferro sono gli ossidi principali in questo tipo di cottura.
E’ importante rendersi conto del fatto che, in caso di cottura in riduzione, l’esito finale di uno smalto è determinato sia 
dall’intervento della riduzione sui componenti dello smalto stesso, che
dagli effetti sull’argilla sotto lo smalto.

L’atmosfera in riduzione è spesso difficile e necessita di una stretta aderenza a valori percentuali specifici di riduzione ed in momenti precisi lungo la curva della temperatura.
per la definizione di parametri numerici vi rimando a testi specifici e all'utilizzo di strumenti che misurano la percentuale di riduzione.
Noi ci regoliamo a "occhio" secondo la nostra esperienza.
Ad ogni modo, credo che qui sia importante comprendere i meccanismi.

Il punto in cui partire con la riduzione per modificare il colore dell’argilla nelle cotture del gres è intorno a cono 010 e comunque avviene tra 900°C e 1000°C;
è sufficiente una riduzione media poi, se non serve ridurre lo smalto, si può tornare ad atmosfera neutra. 
La riduzione degli smalti, sempre per cotture ad alta temperatura, parte dai 1100°C, quando la maggior parte degli smalti inizia a reagire col monossido di carbonio.
E’ chiaro che se dobbiamo ridurre sia l’argilla che lo smalto lasceremo il forno in riduzione anche nell’intervallo tra i 1000°C (fine riduzione argilla) e i 1100°C (inizio riduzione smalti).
C’è chi torna ad atmosfera neutra tra i 1000°C e i 1100°C (tranne per smalti contenenti rame) ma a me non piace spezzettare troppo le modalità di cottura.
Comunque, a breve, presenterò la nostra scheda di cottura.
In generale, tenendo conto che la riduzione richiede, a parità di velocità di salita della temperatura, più gas di quanto ne sia richiesto in atmosfera neutra, chi gestisce forni grandi e fa molte cotture, tende ad economizzare rinunciando alla riduzione dove non strettamente richiesto.
La riduzione forte (o pesante) non solo non è necessaria durante la riduzione dell’argilla del corpo ma può risultare addirittura deleteria, se poi è anticipata può impedire la completa eliminazione del carbonio dall’argilla del corpo e produrre il “cuore nero” (vedi post Combustione Materia Organica – Cuore Nero del 1.8.2014). 

Di solito le cotture in riduzione si realizzano in forni a gas o a legna;
il controllo della quantità di aria (ossigeno) può avvenire agendo sull’aria primaria, se si dispone di bruciatori in cui la miscela aria/gas avviene prima della fiamma; 
oppure modificando il flusso di aria secondaria che è quella che entra dalle aperture dei bruciatori (o dalla porta della camera di combustioennei forni a legna) agendo sulla valvola di regolazione di tiraggio della canna fumaria (come avviene nel nostro forno). 


L’ossidazione

Ai fini della cottura in ossidazione è sufficiente produrre all’interno del forno un’atmosfera neutra:
tutto l’ossigeno si combina con tutto il carbonio disponibile per trasformarsi in anidride carbonica;
l’eccesso di ossigeno riduce l’efficienza della combustione poiché tutto quello che non è utilizzato nella reazione chimica assorbe calore e quindi energia. 
La reazione chimica si può esprimere come segue:

CH4 + 3O2 + (12N2) = CO2 + O2 + 2H2O + (12N2)

combustibile+aria = anidride carbonica+ossigeno+vapore acqueo+azoto

Gli smalti cotti in ossidazione normalmente non richiedono eccesso di ossigeno ma un’atmosfera neutra. 
Non hanno bisogno di ossigeno extra. 
Quindi, in generale, un’atmosfera neutra è di solito sufficiente (ed efficiente);
ciò non vuol dire non aver mai bisogno di un atmosfera ossidante:
durante la biscottatura o nella prima fase della monocottura, spesso è opportuno un eccesso di ossigeno per consentire lo smaltimento delle particelle carbonacee dal corpo dell’argilla  (Vedi post su Combustione Materia Organica – Cuore Nero del 1.8.2014 ) quindi fino ai 650°C.

Le cotture in ambiente neutro sono tipiche dei forni elettrici; 
questi tendono addirittura ad una leggera riduzione nella parte iniziale della cottura per la combustione delle particelle organiche. 

Sia l’ossidazione che la riduzione sono inefficienti poiché utilizzano più combustibile di quanto non sia utilizzato in atmosfera neutra a parità di velocità di risalita della temperature.

Published on
October 2, 2014

Programma

Aspetti Narrativi
Dunque il programma,
a questo punto stiamo andando verso la chiusura della serie sulla cottura, manca la definizione di Ossidazione/Riduzione
due parole sul forno,
un paio di post sulla monocottura;
non ricordo se ho già inserito le nostre schede cottura, ma insomma, questo rimane da dire.
Quindi riprenderò il discorso sugli smalti,
come avevo già fatto, partirò con la cenere,
il resto verrà strada facendo.
Sono costretto a ripetere molte cose già dette,
chi mi segue da un po' sa cosa è successo e capirà.
Lunedì prossimo, poi, riprendo le attività al laboratorio Terracromata,
quindi proverò a descrivere quello che faccio lì.
Per il resto...
solite cose,
disordinatamente:
idee, progetti, spunti, quello che succede in giro...
spero di avere tempo e modo di parlare di persone e di storie interessanti;
veramente mi accorgo che sto facendo poche "chiacchiere"
ma si tratta di una faccenda poco programmabile,
e insomma, questo è tutto,
vediamo che succede.
Published on
October 1, 2014

Tazzine

Forme
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In attesa di un intervallo di tempo
buono per riprendere a lavorare la terra
ripesco idee
disegni e 
minuscole rane
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La sintesi è chiara:
tazzine da caffè.
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Fai clic qui per effettuare modifiche.
Published on
September 28, 2014

Un piccola brocca con tanto da dire

Aspetti Narrativi
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Image description
E' un oggetto piccolo
diciamolo, quasi insignificante,
eppure...
si, piccolo lo è ma
si porta appresso tanti significati,
almeno per un appassionato di ceramica.
Lo abbiamo comprato in un negozietto di Tokyo,
trovato per caso nel quartiere di Yanaka,
il negozietto vende solo prodotti realizzati a Onta
e già qui si apre un capitolo,
legato al luogo: Onta e 
a quel movimento,il mingei, 
che prima o poi dovrò affrontare;
il manico ci ha colpiti,
e in generale la foggia di tipo occidentale,
è raro che la ceramica funzionale orientale abbia il manico,
e tra i pezzi esposti, quasi tutti dalle forme tipiche giapponesi, c'erano qua e là pezzi come questo,
chiediamo e il tipo del negozio ci spiega che l'uso del manico fu introdotto a Onta da Bernard Leach,
e spunta la figura di Leach, 
che pure è legata strettamente al movimento mingei,
ecco, come un'umile brocchetta abbia molto da raccontare.
Spero, nel prossimo futuro,
pur con la consueta superficialità,
di poter svolgere un filo che raccordi alcuni dei fatti, delle persone e dei luoghi che si intravedono, racchiusi in una piccola forma di ceramica.
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Published on
September 27, 2014

Prototipi

Forme
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La signora M. ci ha chiesto un set di ciotole da usare per servire pasta e zuppe.
In Giappone si usano dei ciotoloni piuttosto capienti per il ramen, la soba, insomma, per la loro pasta;
si chiamano don'buri.
La signora M. è giapponese.
Quindi abbiamo pensato di preparare due pezzi di forma diversa,
fatti con argille diverse e 
rivestiti in modo del tutto differente;
così potrà scegliere,
la signora M.
la combinazione che preferisce.
Si tratta di una piccola cortesia che facciamo volentieri a M.
per l'affetto con cui ha sempre sostenuto il nostro lavoro.
Qui le ciotole tornite appena rifinite,
poi si tratterà di decidere se e quale ingobbiare,
infine penseremo agli smalti.
Il diametro della bocca è di circa 20 cm
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Published on
September 26, 2014

La cottura 10 - Smalto: fusione, raffreddamento e congelamento

Cotture
Al raggiungimento dell’ultimo passaggio della cottura, lo smalto è nella fase della piena fluidità e mobilità. Diversamente dall’argilla del corpo, fonde completamente e tutti gli ossidi si muovono quasi liberamente preparando la disposizione con una parvenza dell’ordine da assumere in fase di congelamento. In questo momento l’interazione tra corpo argilloso e smalto accelera formando un piano di interfaccia tra le due parti.

La chimica dello smalto e del corpo argilloso, la temperatura di maturazione e la durata di questa fase della cottura determinano la consistenza di questo piano di transizione. 

Nel grès  ad esempio,  cotto oltre i 1200°C il piano di transizione ha una consistenza molto maggiore di quella della terracotta tradizionale che viene cotta sotto i 1000°C. E' un fatto di cui ci si può facilmente rendere conto osservando stoviglie di terracotta che sono state maneggiate e utilizzate come normali stoviglie, quasi sempre  presentano scrostature dello smalto sui bordi; normalmente ciò non accade col gres (tanto meno con la porcellana). Il grès, come tutti i prodotti ceramici, si può incrinare o rompere a causa di colpi, ma questo è un altro paio di maniche. La differenza tra i due materiali è proprio nella diversa consistenza dell'interfaccia argilla del corpo/smalto. Il grès, infatti, vetrifica ad un grado maggiore della terracotta e quindi si trova nelle condizioni di poter interagire con lo smalto in miniera molto più profonda; diciamo che c'è uno scambio di ossidi maggiore e, di conseguenza, lo spessore dell'area di interfaccia è più consistente di quanto non accada nella terracotta.

Tornando agli smalti, la tensione superficiale e la fluidità ne determinano la capacità di distendersi sulla superficie coprendo piccole aree scoperte e la capacità di lasciar passare attraverso la forma fusa le bolle gassose provenienti dall’argilla del corpo. 



E' evidente che il fattore temporale è determinate anche qui; una maggiore durata della fase in cui lo smalto si trova allo stato fuso ne migliora l'omogeneità e aiuta a sviluppare una migliore interfaccia con il corpo.

Il raffreddamento è parte integrante del processo di cottura dal momento che è in questa fase che si genera lo smalto così come lo vediamo. Mentre il corpo dell’argilla si struttura durante la salita della temperatura, è all’inizio del raffreddamento che si cementa questa nuova forma della materia. Nel caso più semplice il pezzo si raffredda, lo smalto solidifica come vetro ed è pronto. Ricordiamo, infatti che il vetro, dal punto di vista fisico, è un liquido a viscosità elevatissima e infatti non presenta alcuna struttura cristallina. 

Tuttavia, spesso avviene la formazione di cristalli ad un grado tanto più elevato quanto più il raffreddamento è lento, in funzione, ovviamente,  della composizione chimica dello smalto che può incoraggiare più o meno l'innesco dei nuclei intorno ai quali crescono i cristalli. La crescita si manifesta proprio intorno alle temperature di congelamento che possono essere più basse di quanto si possa pensare. Alcuni smalti da gres possono assumere centinaia di configurazioni e la cristallizzazione continua fino all’arresto della mobilità delle molecole. Questo significa che bisogna avere la corretta consapevolezza del processo per essere in grado di intervenire nel caso di cristallizzazione non voluta (devetrificazione) modificando la composizione dello smalto (ad esempio aumentando l’allumina) oppure accelerando il raffreddamento nella fase critica.


Mi rendo conto che quest'ultima parte richiede qualche approfondimento; 
la frase "spesso avviene la formazione di cristalli ... in funzione ... della composizione chimica dello smalto che può incoraggiare più o meno l'innesco dei nuclei intorno ai quali crescono i cristalli" apre immediatamente un quesito:
quali sono le caratteristiche che favoriscono la formazione dei cristalli negli smalti?
ecco, credo di dover approfondire la cosa per poterne parlare;
pur con la consueta superficialità, ovviamente.
Published on
September 20, 2014

Settembre

Aspetti Narrativi
mi guardo intorno
occhi bassi sul tavolato del patio
qualche cosa mi dice che questa parte della casa sta diventando fuori
sono sensazioni impercettibili ma piuttosto chiare
quando entro dentro chiudo la porta a vetri dietro di me
e sono dentro, appunto;
succede così a settembre,
si materializza il confine tra il dentro e il fuori,
è il segnale che bisogna iniziare il raccolto:
una foglia arrossata da riporre tra le pagine del quaderno,
una foto nuova per il desktop,
cose così, che poi servono quando arriva la pioggia
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di Federica e Maurizio

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