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Published on
October 19, 2014

Un nuovo forno - l'idea

Cotture
Da qualche tempo gira l'idea di trasferire il forno a casa di amici
nella campagna romana
verso sud, verso il mare.
Per adesso abbiamo tutti solo la voglia di farlo,
ma progetti veri non ce ne sono,
presto andremo a vedere se ci sono le condizioni per fare questo trasloco,
portare il forno vuol dire, poi, disporre di un luogo dove conservare tutto il materiale per la smaltatura e dove poter smaltare,
anche quando piove e fa freddo.
insomma per adesso siamo alle chiacchiere.
Intanto mi è entrato in testa un pensiero:
dovrei realizzare un nuovo forno.
Già, perché quello che abbiamo oggi,
in Sabina,
non è che ce lo portiamo da un'altra parte così com'è,
no, va smontato e
una volta smontato...
lo vorrei ricostruire con un paio di modifiche.
Anche qui siamo nel campo dei desideri puri
si tratta di rendere il nostro forno adatto anche alla cottura a legna,
inoltre vorrei realizzarlo a doppia camera, in modo che sia possibile,
quando facciamo il secondo fuoco,
recuperare i gas di scarico per fare, contemporaneamente, il primo fuoco.
Certo, è tutto da verificare
ma vorrei seguire da qui tutte le fasi,
come sempre, da questa vaga idea, 
passando attraverso verifiche e ripensamenti
fino ad un oggetto concreto, oppure 
ad un sereno nulla di fatto.
Published on
October 18, 2014

Mingei 3 - La definizione

Aspetti Narrativi
Mi rendo conto, 
la descrizione sommaria e superficiale di un movimento sviluppatosi in Giappone nella prima metà del secolo scorso può sembrare cosa stravagante, ad essere buoni, altrimenti inutile o peggio...
Però un punto di arrivo, che credo sia sensato, ce l'ho,
quindi, avanti.
Yanagi Soetsu nel 1926 fa un viaggio in Corea,
di solito le cronache omettono di dire che nel frattempo la Corea era stata dichiarata, direi suo malgrado, una colonia giapponese;
particolare irrilevante per chi vuol sapere del movimento Mingei?
non lo so;
comunque, quello che YS vede lì è un artigianato vivo,
un artigianato fatto da gente comune che produce per gente altrettanto comune, 
YS non è interessato ad artisti affermati che creano pezzi pregiati e nemmeno alla creazione degli utensili per la cerimonia del tè, tradizionalmente riservati alla nobiltà, ai ceti ricchi o destinati all' esportazione;
è attratto, piuttosto, dalla produzione artigianale di oggetti per uso quotidiano.
Si tratta di un'idea che si sviluppa chiaramente in contrasto ai principi della produzione su vasta scala di tipo industriale, 
altrettanto chiaramente l'embrione deve essere nel movimento,
prima inglese, poi europeo, denominato Arts&Crafts;
si prefigge di difendere e rilanciare l'artigianato tradizionale,
tutto quel bagaglio di conoscenze tecniche che aveva garantito per secoli la produzione di stoviglie, tessuti, lacche, oggetti in legno 
per tutti i ceti sociali.

Si trattava di salvare le tradizioni popolari,
non per mera conservazione ma per dargli un senso nuovo, compatibile con le esigenze di una nuova epoca.
Pare che succeda sempre quando grandi e profonde trasformazioni sono in atto.
Tanizaki dice che nei decenni a cavallo tra il XIX e il XX secolo,
in Giappone, sono avvenuti più cambiamenti di quanti non ne siano avvenuti nei quattro o cinque secoli precedenti.

In estrema sintesi YS fa alcune cose:
nel 1924 fonda il Korean Folk Crafts Museum dove raccoglie la produzione artigianale di quel paese;
nel 1926 dichiara formalmente la nascita del movimento mingei insieme ai ceramisti Hamada Shoji e Kawai Kanjiro;
nel frattempo inizia la raccolta di materiale in giro per tutto il paese:
umili stoviglie, poco apprezzate spesso dimenticate su scaffali polverosi,
prodotti artigianali generalmente di epoca Edo e Meiji (diciamo tutto il nostro '800);
in questi anni scrive il testo con cui getta le basi filosofiche del movimento mingei
(tradotto in inglese da Bernard Leach col titolo "The Unknown Craftsman")
con questo libro si propone di spiegare,
dal punto di vista di un giapponese,
che la vera bellezza può essere trovata solo in oggetti creati con uno spirito di innocenza, di altruismo e in stretta armonia con la natura; una bellezza insita e innata in opere semplici come sono gli oggetti quotidiani quali stoviglie, mobili, tessuti;
nel 1936 fonda a Tokyo il Japanese Folk Craft Museum detto Mingeikan, il museo delle arti popolari giapponesi dove raccoglie la sua collezione degli oggetti di antiquariato raccolti in tutto il Giappone.

Con sintesi wikipediana,  i criteri caratterizzanti dell'arte e dell'artigianato mingei sono più o meno questi:
  • oggetti creati da artigiani anonimi;
  • produzione manifatturiera che punti sulla quantità;
  • prodotti relativamente economici;
  •             popolari;
  •             destinati all'uso quotidiano;
  •             legati al territorio di produzione.

Nella prossima puntata cercherò di sviluppare meglio questi principi.

Ricapitolando, 
il movimento mingei, così come l'Arts and Craft, rappresenta la reazione culturale ai grandi cambiamenti sociali in atto;
non nega la modernità ma a contempo afferma un nuovo senso di identità nazionale giapponese;
afferma l'idea che umili prodotti artigianali possano essere intrinsecamente belli;
sostiene il recupero dell'artigianato popolare di precedenti epoche come punto di partenza per la nuova produzione artigianale; 
promuove la creazione di vaste collezioni raccolte in musei così da favorire la conoscenza collettiva;
avvia l'ambizioso tentativo di convincere le classi medie ad adottare un nuovo stile di vita ibrido che combina entrambe le caratteristiche giapponesi e occidentali.


Forse sto arrivando al punto...
Published on
October 17, 2014

La cottura - Il controllo della temperatura

Cotture
Un passaggio importante, nella comprensione del processo di cottura della ceramica, è rappresentato dal controllo dell'andamento delle temperature.
Il motivo credo sia evidente, nel corso della descrizione delle trasformazioni che avvengono nell'argilla, mano a mano che la temperatura sale, si è visto che alcuni passaggi devono avvenire in tempi più lunghi perché un certo fenomeno sia completo,
ad esempio la combustione della parte organica,
oppure ci sono fasi di transizione che vanno collocate ad una precisa temperatura del forno,
ad esempio l'inizio della riduzione;
insomma, chi gestisce la cottura di un'infornata, deve avere coscienza di ciò che sta accedendo in ogni momento.
Nel caso dei forni elettrici tutto ciò avviene mediante un controllo che il forno stesso esercita grazie alla propria strumentazione,
i forni elettrici sono dotati di strumentazioni in grado di leggere in continuo la temperatura e di regolarla secondo programmi di cottura prestabiliti.
Chi adopera forni a gas può avvalersi delle stesse strumentazioni o può decidere di operare manualmente, in tutto o in parte.
Vediamo rapidamente come.
La lettura della temperatura all'interno dei forni è avvenuta, storicamente, utilizzando tre sistemi via via più raffinati ed evoluti tecnologicamente che, di contro, hanno richiesto una sempre minore sensibilità del fochista.
Fino alla fine del XIX secolo (cioè per 4/5000 anni), il fochista era in grado di conoscere la temperatura all'intero del forno basandosi sul colore della luce al suo interno. Questo sistema richiedeva una grande sensibilità e una profonda conoscenza del processo di cottura;
aggiungo che una buona confidenza col proprio forno aiutava, 
infatti ogni forno ha una sua personalità.
La tecnica di lettura della temperatura "a occhio" era spesso integrata con l'uso di provini, soprattutto per la verifica della maturazione dello smalto. In pratica si inserivano dei pezzi smaltati che, al momento opportuno, venivano estratti dal forno durante la cottura per verificare lo stato di maturazione dello smalto.
In via del tutto indicativa la corrispondenza tra colore del forno è temperatura è un qualche cosa del genere:

 Colore                                        °C                    
Rosso appena visibile                  450°       
Rosso scuro                               650°   
Rosso ciliegia                             750°      
Rosso ciliegia luminoso               815°      
Arancione                                  900°       
Giallo                                      1090°       
Giallo chiaro                            1350°       
Bianco                                    1540°       

in internet si trovano molte di queste tabelle con piccole differenze e più o meno dettagliate;
il concetto credo sia chiaro.
Alla fine del XIX secolo, rispettivamente in Germania e negli Stati Uniti, 
Seger e Orton svilupparono il metodo dei coni pirometrici.
Si tratta di un metodo ingegnoso che si basa sulla capacità di produrre miscele di argilla e materiali da smalto che fondono ad una temperatura precisa e predeterminata.
I coni, messi crudi nel forno in punti visibili da uno spioncino, fondono, ripiegandosi su se stessi, ad una temperatura specifica determinata dalla combinazione dei materiali usati.
La numerazione è decrescente, con numero preceduto dallo 0, da cono 022 (corrispondente a 673°C) fino a cono 01 (1080°C) per poi divenire crescente, senza più lo 0, da cono 1 (1100°C) in poi.
Bisogna subito precisare che la corrispondenza cono/temperatura dipende da diversi fattori; 
a parte le differenze tra coni Orton e coni Seger,
bisogna tener conto della velocità di risalita della temperatura,
tutte le tabelle che forniscono le corrispondenze cono/T° indicano, per ogni cono, diverse temperature in funzione della velocità di risalita della temperatura.
Nella scala standard la temperatura di passaggio tra cono 01 e cono 1 è convenzionalmente posta a 1090°C, corrispondente al punto di fusione del ferro.
Normalmete si dispongono tre coni in fila, quello centrale corrisponde alla temperatura di cottura scelta, i due ai lati indicano temperature leggermente inferiore e leggermente superiore (1 o 2 coni) e servono per definire meglio il punto giusto della cottura; chi conosce il proprio forno, inoltre, generalmente è in grado di sapere in quanto tempo la temperatura sale di un cono. Nel nostro forno, ad esempio, nell'ultima ora di cottura, la salita della temperatura rallenta fino a 1 cono ogni 20 minuti.
Disponendo i coni in diversi punti della camera di cottura, inoltre, è possibile definire la distribuzione della temperatura massima all'interno del forno. Si tratta di un'indicazione molto utile, soprattutto quando si realizza un proprio forno.
Oggi, il sistema più usato per la lettura della temperatura è rappresentato dai pirometri. Il pirometro fornisce in tempo reale l'esatta temperatura fornita da una termocoppia inserita all'intero del forno. La termocoppia è costituita da una coppia di conduttori elettrici di diverso materiale uniti in un punto e sfrutta un preciso fenomeno fisico detto effetto Seebeck. Proprio Seebeck, infatti, scoprì che in un circuito formato da due conduttori di natura differente, sottoposto a un gradiente di temperatura, si instaura una differenza di potenziale elettrico. Il pirometro "traduce" la differenza di potenziale in differenza di temperatura.
In generale, integrare l'uso del pirometro/termocoppia con quello dei coni, almeno le prime volte che si adopera un forno, aiuta a conoscere meglio le modalità di cottura dello specifico forno. 
Nei forni a gas ci si può avvalere di diversi sistemi di lettura delle temperature anche se difficilmente, ormai, si prescinde dall'uso dei pirometri, mentre la regolazione può essere sia manuale, agendo direttamente sulle valvole di bruciatori oppure automatica, servendosi di strumenti collegati a processori programmabili che agiscono sulle valvole in funzione dell'andamento prestabilito per la risalita della temperatura.
Gestire la cottura manualmente è più divertente e molto più istruttivo.
Coi forni a legna la situazione è analoga anche se in questo caso l'alimentazione del forno può essere solo manuale.

Chiudo dicendo due parole sui concetti di bassa, media e alta temperatura.
Non esiste un confine codificato universalmente.
Noi, di solito, ci riferiamo a quanto indicato da Susan Peterson in "Fare Ceramica":
bassa temperatura  1040°C
media 1150°
alta 1260°C.
Anche qui, girando su internet, si possono trovare diverse temperature corrispondenti. Poco importa; tanto l'importante è capire il concetto e farsi un'idea propria delle cose.
Published on
October 16, 2014

Riprendere a nuotare

Aspetti Narrativi
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dicevo ieri e
l'altro ieri
di quello che non va
ci penso su

la soluzione è riprendere a nuotare
nelle acque stagnanti
riprendere gli stessi schizzi 
le parole, i progetti, i pezzi e 
insomma
quello che ho già fatto
i movimenti delle mani
i gesti

nuotare, quindi,
alla cieca
da qualche parte ci sarà il limitare della palude

Published on
October 15, 2014

L'intenzione

Aspetti Narrativi
quello che manca è la definizione dei contorni
lo sfondo è confuso
l'oggetto non è a fuoco;
parlo del lavoro
quello che dovrebbe essere il lavoro in corso e
il fatto che qualche pezzo ogni tanto lo tiro su vuol dire poco se poi
i libri prendono solo polvere e
se apro un quaderno o un blocco 
lo richiudo senza aver appuntato niente
senza lo straccio di uno schizzo,
che ci fai con dei pezzi di argilla se non hai idee?
voglio dire
anche una semplice ciotola 
materializza...
diciamo: rende concreta un'intenzione:
e poco importa se il fine sia
pura e semplice vanità
o un passo in avanti nelle proprie ricerche
oppure anche un atto d'amore
o un gesto poetico;
pure accettando la modestia del proprio lavoro,
di questo si parla e 
se manca l'intenzione non si arriva da nessuna parte
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Published on
October 14, 2014

Periodo incerto

Forme Tecniche
Periodo incerto
non c'è un percorso da seguire
nessun progetto
mi siedo, prendo una palla di refrattaria e pizzico
si tratta più di un esercizio
di quelli che tengono le mani impegnate e
aiutano a sgombrare la testa
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Published on
October 12, 2014

Mingei 2 - Il contesto

Aspetti Narrativi
Nota
ho aggiornato il post del 5 ottobre scorso
Mingei 1 - Introduzione
perché nel testo pubblicato mancava una parte.

La parola Mingei deriva dall'abbreviazione di due parole giapponesi:
minshuteki kogei che significano "artigianato popolare"
ed è stata coniata nel 1926 da Yanagi Soetsu
(YS da ora in poi).
YS è colui il quale ha concepito l'intero movimento mingei;
in realtà lo ha fatto insieme a due ceramisti: Hamada Shoji e Kawai Kanjiro,
che poi, probabilmente non si può prescindere nemmeno da Bernard Leach, l'inglese che amava la ceramica e viveva in Giappone;
anzi, a pensarci bene,
non si può fare a meno di pensare che YS abbia letto di quelle idee
che circolavano già da qualche decennio in Europa,
idee nate in Gran Bretagna nella seconda metà del XIX secolo 
raccolte sotto l'etichetta di Arts&Crafts,
YS non era sicuramente a digiuno delle esperienze di William Morris e John Ruskin e
non poteva non rendersi conto del fatto che la rivoluzione industriale stava travolgendo il Giappone dell'inizio del '900 così come
aveva fatto in Inghilterra il secolo precedente.
YS apparteneva ad una famiglia agiata,
quindi ha potuto dedicarsi agli studi,
e ha studiato, da giovane, la cultura occidentale:
l'arte, la scienza, la letteratura, la filosofia,
lo ha fatto perché in quegli anni in Giappone,
oltre alla rivoluzione industriale, era in corso un'altra specie di rivoluzione: l'occidentalizzazione.
Credo di aver capito che all'inizio del '900 i giapponesi considerassero tutto ciò che aveva dato forma alla vita quotidiana,
gli oggetti, gli usi,
come vecchio e superato 
di fronte al nuovo che arrivava da occidente e questo,
associato alla nuova capacità di produzione industriale di merce 
a basso costo e largo consumo 
aveva come conseguenza il rapido abbandono di cose,
anche quelle di uso quotidiano,
come potevano esserlo, ad esempio, le stoviglie.

In quattro righe sono usciti fuori tre, quattro temi sui quali sono stati scritti e si scrivono interi trattati:
l'Arts and Crafts, la rivoluzione industriale, l'occidentalizzazione del Giappone.
Comunque, con una certa faccia tosta decido di procedere come se nulla fosse,
tanto probabilmente nessuno è arrivato a leggere fin qui.

Quindi, per comprendere il senso della filosofia mingei è necessario avere un'idea dei grandi cambiamenti sociali in atto;
la rivoluzione industriale, associata alla crescita urbana,
accompagnate in Giappone all'occidentalizzazione,
rappresentano una delle grandi trasformazioni culturali della storia di questo paese. All'interno di questa cornice si può iniziare a parlare del movimento mingei.

Published on
October 10, 2014

La cottura 12 - Il forno

Cotture
Nel post su riduzione e ossidazione ho dato qualche cenno sulla combustione.
Oggi cercherò di fornire i concetti essenziali sul forno.
Partiamo dalla prima e ovvia considerazione:
nel forno avviene la cottura della ceramica,
succedono, cioè, tutti quei processi di cui ho parlato nei post sull'argomento, 
grazie all'aumento, più o meno rapido, della temperatura.
Da qui discende la seconda considerazione ovvia:
l'aumento della temperatura è determinato dall'energia che si sviluppa attraverso la combustione;
lasciamo da parte i forni elettrici nei quali l'incremento della temperatura è dovuto al surriscaldamento delle resistenze elettriche;
quindi, dicevo la combustione,
ecco, nel post sulla cottura n.11 ho detto che la reazione di combustione è esotermica e
quindi, rilascia di calore.
Ma perché questo calore sia efficace a far salire la temperatura devono essere garantite alcune cose:
la prima è che il luogo in cui avviene la combustione sia confinato e sufficientemente coibentato da trattenere il calore prodotto;
la seconda è che ci sia una adeguata circolazione d'aria che consenta lo scarico dei gas prodotti dalla combustione e garantisca l'apporto di ossigeno (comburente) per mantenere vivo il processo, altrimenti, come noto, la combustione soffoca.
E' chiaro che la prima condizione deve essere soddisfatta anche nei forni elettrici mentre la seconda no, non essendoci, in questo caso, combustione.
Per adesso mi fermo alle considerazioni di carattere generale,
un'altra volta parlerò dei materiali e delle tecniche costruttive.
Quindi soffermiamoci sull'idea di una scatola chiusa, 
con pareti di materiale e di spessore tali da garantire la coibentazione,
dotata di una o più porte per l'ingresso della fiamma e dell'aria (combustibile e comburente) e di un'uscita per i gas di scarico.
A questo punto abbiamo un nuovo problema da risolvere:
un forno deve cuocere in modo uniforme. 
Questo problema è un po' meno banale e piuttosto complesso da risolvere,
tanto è vero che è difficile trovare forni che raggiungano una temperatura massima uniforme al proprio interno;
è sempre stato così,
a maggior ragione nei grandi forni a più camere o nei lunghi tunnel;
da sempre i ceramisti hanno cercato di costruire forni che sviluppassero temperature uniformi al proprio interno e da sempre si sono adattati al fatto che in alcuni punti del forno la temperature fosse più alta che in altri. Alla fine, molti ceramisti traggono vantaggio da questo fatto e dispongono pezzi con smalti che maturano a temperature diverse nei posti opportuni. In alcuni dei forni più grandi ci sono variazioni di temperatura tra le varie parti che arrivano e superano i tre coni. 
A tal proposito, un concetto essenziale da ricordare,
è la partizione che normalmente c'è all'interno di un forno,
tra la camera di combustione, dove avviene la reazione di combustione, appunto, e
la camera di cottura dove sono disposti i pezzi di ceramica.
L'aria calda, dopo la combustione (o durante la combustione) attraversa la camera di cottura per raggiungere la porta di scarico;
questo flusso dovrebbe distribuire il calore che porta nel modo più possibile uniforme sulla superficie dei pezzi.
Nei forni elettrici, ovviamente non c'è la camera di combustione e il problema della distribuzione uniforme della temperatura è meno sentito, anche se non proprio assente.
D'altra parte i forni elettrici non hanno la capacità di intervenire sull'atmosfera e a meno di particolari artifici (di cui parlerò un'altra volta), non è possibile cuocere in riduzione.
Nei forni a combustione, invece, dobbiamo porci il problema di come gestire il grado di riduzione/ossidazione che serve.
Come accennato la scorsa volta, in linea del tutto generale,
la risposta a questa esigenza è nella possibilità di modulare l'entrata di ossigeno all'interno del forno;
poiché la quantità di ossigeno (aria) in ingresso è strettamente legato alla quantità di gas in uscita, la valvola di regolazione posta nel camino ovvero in corrispondenza della porta di scarico, è una delle soluzioni più frequenti.
Un forno, inoltre, dovrebbe avere consumi di carburante efficienti e bruciatori capaci di variare la potenza della fiamma per generare sufficiente turbolenza da garantire una migliore distribuzione dell'aria calda al suo interno.
Infine, ci sono i problemi legati alla sicurezza;
in particolare è necessario essere ben consapevoli che i gas di scarico contengono anidride carbonica e monossido di carbonio;
il forno deve essere in grado di smaltirli all'aria aperta evitando che ristagnino.
Mi rendo conto di aver parlato di cose che sembrano ovvie
ma queste considerazioni sono alla base della progettazione dei forni,
di tutti i forni.
L'idea, nel prossimo futuro, è quella di parlare del nostro forno,
di come è fatto, del progetto di riferimento e di come funziona.
Poi, piano piano, parlerò anche dei grandi forni orientali,
gli antichi forni a legna:
i noborigama e gli anagama;
questo poi, in futuro.
Published on
October 9, 2014

Sembra facile 2

Forme
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dopo una veloce rifinitura 
il pezzo sembra pronto per essere biscottato
inizio a pensare al rivestimento
non credo che userò ingobbi,
lo smalto dovrebbe essere bianco lattiginoso
quindi un nuka? uno shino modificato?
ci sto pensando
e sto pure pensando se farci o no le colature,
tipo quelle verdi dell'originale, 
e se si, di che colore.
In ogni caso ci sarà una sorella.
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Published on
October 8, 2014

Definizione di ciotola

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