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Published on
August 10, 2014

Vacanze

Aspetti Narrativi
Da oggi e fino alla metà di settembre inizia un periodo di vacanza o quasi.
Faremo qualche giro, torneremo alle nostre attività consuete, poi ancora un viaggio. 
Cercherò di non interrompere le pubblicazioni per un periodo così lungo ma, inevitabilmente, non potrò garantire la consueta regolarità.
Spero di chiudere il ciclo sulla cottura, questo si.
Se viene fuori qualche idea per il prossimo forno ne parlerò; qualche cosa, in effetti, già mi ronza nella testa e poi c'è pure un lavoro che ci è stato commissionato e che vorremmo chiudere agli inizi dell'autunno.
Insomma, c'è da fare ma forse allentare con l'attività quotidiana, diciamo di routine, serve a ricaricare le energie e a rinnovare le idee.
Quindi, abbiate pazienza.
abbiate fantasia
abbiate caldo
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Uomo coi baffi di Federica

Published on
August 9, 2014

Vasi e bottiglie - Disamina 9

Forme
Image description
un vaso o una brocchetta
stava in uno scaffale nella stanza che usiamo come laboratorio in campagna, dove c'è il forno
era lì da qualche anno
... come passa il tempo!
era già biscottata ma quando ho fatto l'ultima cottura (la monocottura) c'era ancora un po' di spazio nel forno e così l'ho smaltata e l'ho tirata dentro.
si tratta di un pezzo in gres non ingobbiato
il rivestimento è composto da una base sottile in tenmoku karatsu con terra di Tolfa con sovrapposizione di jun sul collo e uno smalto di cenere sulla pancia
anche qui lo jun non è venuto come doveva, sembra piuttosto un nuka, perciò, in prima battuta l'ho considerato un pezzo fallito
eppure, come spesso capita, lasciato lì qualche tempo e riguardato senza i pregiudizi dovuti alle attese di prima della cottura, rivela una sua serena presenza come un'accettazione di se, senza pretese, amichevole
non nasconde le sue umili origini
come se fosse il prodotto di una tradizione popolare povera
lo terrò o lo regalerò a qualcuno che mostri, nei suoi confronti, sincero apprezzamento.
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Published on
August 8, 2014

La cottura 5 - Sinterizzazione

Cotture
Quando tutta l’acqua è stata rimossa quello che resta si può assimilare ad un corpo composto da particelle sottilissime, una sorta di polvere secca tenuta insieme solo da forze superficiali. Al crescere della temperatura, iniziano a svilupparsi legami chimici tra le particelle.
Provando a dirlo in modo estremamente semplificato, avviene un movimento di atomi da un granulo all’altro ed entrando in contatto generano legami tra granulo e granulo.
Il materiale non ha ancora raggiunto al temperatura di fusione.
Come risultato dell’incremento energetico dovuto all’aumento della temperatura, avviene una riorganizzazione della struttura molecolare.
Questo processo si chiama sinterizzazione.
In generale la sinterizzazione può avvenire sia per incremento della pressione che della temperatura. La seconda modalità è quella che, normalmente, riguarda la ceramica (processo termico).
Sempre in via generale, la sinterizzazione trasforma un materiale polverulento in un corpo coeso e indivisibile e consiste essenzialmente nella rimozione della porosità tra le particelle della polvere di partenza (addensamento), combinata con la formazione di robusti collegamenti (colli) tra di esse col risultato di un complessivo ritiro del volume di partenza e la fusione tra loro dei microgranuli in grani via via più grandi (coalescenza e sviluppo di forti legami tra particelle adiacenti). Dal punto di vista meccanico la chiusura dei pori e la fusione dei microgranuli di partenza hanno come conseguenza l’incremento della resistenza e della tenacità del materiale di partenza.
Un esempio classico di sinterizzazione è la pasticca di aspirina.
Il trattamento termico avviene ad una temperatura più bassa della temperatura di fusione del materiale trattato (o del punto di fusione del principale componente nel caso di una miscela).
Tornando alla ceramica: introducendo dell’argilla in polvere nel forno e cuocendo fino alla temperatura necessaria a trasformare l’ammasso sciolto in una massa coesiva solida – il punto di sinterizzazione generalmente corrisponde al calore rosso – si ottiene un materiale indifferente all’acqua, quindi resistente allo slaking (disaggregazione delle particelle nell’acqua). Se scaldata ulteriormente la ceramica evidenzierà un'ottima resistenza agli shock termici, proprietà che si perderà in egual misura nella fase vetrosa sviluppata alle alte temperature.

Nei laboratori di ceramica generalmente non si utilizza la polvere ma un impasto semiliquido (slurry), per la foggiatura a colaggio, oppure una miscela plastica lavorata con le mani o al tornio; è chiaro che è proprio la presenza dell'acqua che rende l'argilla plastica e perciò lavorabile; una volta asciugata fino a durezza osso e quindi essiccata durante le prime fasi di cottura, l'argilla, come detto all'inizio, si può effettivamente considerare un corpo costituito da particelle microscopiche secche (come la polvere).
Se si ha a che fare con miscela di materiali diversi, la temperatura di sinterizzazione è talvolta al di sopra del punto di fusione di una delle componenti minori (ma non della componente principale, come già detto) il che comporta una sinterizzazione in fase liquida. Una delle componenti della miscela entra, cioè, in fase liquida e pentera nella porosità interstiziale. Ciò si traduce in tempi più brevi rispetto alla sinterizzazione allo stato solido. In ceramica abbiamo a che fare con questo tipo di sinterizzazione. La maggior parte delle argille commerciali sono, infatti, degli impasti, inoltre, anche le argille naturali, oltre agli alluminosilicati possono contere carbonato di calcio, ferro e altre impurità in percentuali anche importanti; di fatto si comportano come delle miscele.

Poi, mano a mano che il processo di fusione prende piede il processo di cottura si evolve in nuove fasi di cui parleremo in seguito.
 

Di seguito un disegno schematico per illustrare cosa avviene all’interno dell’ammasso.
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Published on
August 7, 2014

Vasi e bottiglie - Disamina 8

Forme
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corpo in argilla refrattaria;
ingobbio vetroso rosso all'8%;
smalto: all'interno tenmoku karatsu con terra di Tolfa;
all'esterno coreano sottilissimo;
le chiazze verdastre più vetrose (sul collo e tra i due manici) sono colature di cenere pura.
il vaso tiene bene l'acqua, quindi, con lo smalto giusto, dato correttamente, le cose funzionano anche in monocottura.
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Published on
August 6, 2014

Vasi e bottiglie - Disamina 7

Forme
Image description
corpo in argilla refrattaria;
spolverata sul pezzo fresco di peperino di Marino macinato;
smalto coreano, all'interno più spesso, sottilissimo all'esterno;
purtroppo il vaso pieno d'acqua ha un leggero trasudo dal fondo,
questo è il problema della refrattaria che, anche quando è cotta ad alta temperatura, non è impermeabile di suo come il gres, quindi richiede maggiore attenzione in fase di smaltatura;
di questo va tenuto conto soprattutto per le monocotture.
il carbone a contatto durante la cottura ha fatto il resto.
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Published on
August 5, 2014

Vasi e bottiglie - Disamina 6

Forme
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Image description
sul corpo di gres c'è uno strato di ingobbio vetroso rosso all'8%;
uno strato sottilissimo di Dry Yellow Ochre, che essendo molto liquido si è parzialmente miscelato all'ingobbio;
una spolverata di coreano sottilissimo.

quindi c'è la stessa composizione di ingobbio e smalti del vaso presentato nella Disamina 2;
l'unica differenza è che qui l'ingobbio vetroso rosso ha un contenuto di ossido di ferro all'8% invece che al 4%,

la cottura è la stessa ma, probabilmente c'era meno carbone a contatto di questo pezzo rispettoal vaso di disamina 2; qui, infatti, non ci sono fiammate.

per il resto, che dire... mi aspettavo qualche cosa di più;
è venuto fuori un vasetto tutto sommato anonimo.
Published on
August 3, 2014

Un'altra bici

Aspetti Narrativi Forme
si tratta di fare a meno di ciò che non uso
non è facile
mi trascino cose per molto tempo
fino al momento in cui sembra tutto chiaro
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Published on
August 2, 2014

Natura morta con bruco (vivo)

Superfici

I post recuperati - 19.4.2014


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e rivisitati

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Published on
August 1, 2014

La cottura 4 - Combustione della materia organica

Cotture
Combustione della materia organica
Il cuore nero

Le argille sono il prodotto di una complessa trasformazione (pedogenesi) operata attraverso una serie di processi fisici, chimici e biologici che parte dalla roccia madre.
Il suolo propriamente detto non è semplicemente il risultato dello sminuzzamento di un ammasso roccioso affiorante dovuto, ad esempio, ad agenti atmosferici. I fenomeni fisici possono arrivare al più a produrre granelli della frazione di un millimetro, composti da un solo cristallo, ma non possono andare oltre.
A questo punto devono entrare in gioco trasformazioni di tipo chimico e/o biologico, in grado di modificare la composizione chimica e/o riorganizzare la struttura cristallina, generando così i cosiddetti minerali secondari.
Le argille sono minerali secondari e, per formarsi, hanno bisogno di trasformazioni chimiche.
La componente biologica, invece, porta all’interno del suolo resti di vegetazione, organismi animali, batteri e altri materiali organici e quindi un contenuto di materia carboniosa. Nelle argille naturali si stima una componente organica tra lo 0 e il 10%. Il colore grigio delle ball clay, ad esempio, è dovuto proprio alla componente carboniosa.

Gli impasti, anche quelli commerciali, che normalmente utilizziamo nelle nostre produzioni, contengono spesso, almeno in parte, materiale naturale e quindi, dobbiamo sapere quali sono le conseguenze all’interno del forno, dove, durante la cottura, la materia organica viene eliminata.
La decomposizione delle sostanze organiche avviene tra i 400° e i 600°C;
il che vuol dire che una parte del contenuto delle nostre argille, la componente organica, brucia trasformandosi, se le condizioni lo permettono, allo stato gassoso; 
i gas prodotti sono l'anidride carbonica e il vapore acqueo e devono essere espulsi.
Ulteriore effetto della combustione della materia carboniosa è una sorta di microporosità che questa materia, bruciando, lascia nella matrice argillosa.
In condizioni di buona ventilazione del forno, quindi in ambiente ben ossidante (e in assenza di vetrificazione superficiale) si produce, come detto, vapore acqueo e anidride carbonica, con cui vengono eliminati gli atomi di carbonio (C) fino a che non ne resta traccia all’interno del corpo ceramico;
perché il processo avvenga in maniera completa è necessario dare modo e tempo all’ossigeno di penetrare all’interno del corpo argilloso in cottura, di reagire con la materia organica e di fuoriuscire in forma di H2O o di CO2;
quindi, oltre ad un’adeguata ventilazione all’interno del forno che fornisca ossigeno e elimini i gas prodotti, serve il tempo perché tutto il processo si possa compiere in maniera completa;
inoltre bisogna stare attenti ad evitare che gli ingobbi (o gli smalti in caso di monocottura) più fini non fondano a basse temperature andando a sigillare la superficie troppo presto poiché ciò potrebbe causare sbollaure quando gli ultimi gas rimanenti trovano le vie di fuga bloccate.

Una cottura non corretta può provocare il cosiddetto “cuore nero” della ceramica e cioè la formazione, all’interno delle pareti del pezzo, di residui di carbonio provenienti dalla decomposizione termica della materia organica contenuta negli impasti che non vengono correttamente smaltiti;
è detto così perché la sua formazione è visibile all’interno delle pareti di un pezzo dove si crea un nucleo nerastro;
le cause sono:
  • il ciclo di cottura troppo breve;
  • l’eccessivo spessore delle pareti dei manufatti (ovviamente in relazione al tempo di cottura);
  • la carenza di ossigeno e di adeguata circolazione d’aria durante la fase di combustione della materia organica;
  • l'uso di particolari smalti che danno un notevole apporto di materia carboniosa e riguarda, quindi, i pezzi già smaltati (monocottura) (ai nostri fini non è un punto rilevante).
La presenza del “cuore nero” è considerata un difetto e dovrebbe, perciò, essere evitata. Alcune delle conseguenze della sua presenza sono:
  • riduzione della resistenza meccanica del materiale;
  • rigonfiamenti;
  • deformazioni;
  • deterioramento delle caratteristiche tecniche ed estetiche degli smalti.
In generale le azioni raccomandate per eliminare il “cuore nero” o per evitare la sua formazione sono: 
  • evitare l'uso di materie prime (argille) che contengono materiale organico  in proporzioni elevate;
  • ottimizzazione della scheda di cottura evitando l'instaurarsi di un'atmosfera riducente in questa fase della cottura e modulando i tempi (allungandoli) in proporzione alle dimensioni, ed in particolare agli spessori, dei pezzi in cottura;
  • garantire una efficace ventilazione all'interno del forno evitando di caricarlo in modo eccessivo; garantire, insomma, una buona circolazione dell'aria intorno ai pezzi. 

A titolo indicativo, nel nostro forno a gas, per la cottura di vasellame (ciotole, piatti, vasi, ecc), tra 400° e 600°C, facciamo salire la temperatura tra 100°C/h e 150°C/h. 

Solo per completezza devo dire che esistono alcune circostanze in cui il “cuore nero” è considerato benefico ma credo siano poco interessanti per noi; hanno a che fare con l’incremento del grado di vetrificazione dell’argilla in particolari condizioni di cottura e con l’incremento della resistenza meccanica in fase di congelamento.

Sempre a titolo di completezza registro che alcuni studi inseriscono anche il ferro, in un ridotto stato di ossidazione, come concausa della formazione del “cuore nero”.
Gli ossidi di ferro ridotto sono FeO e Fe304.
Oltre alla carbonizzazione di materiale organico, quindi, andrebbe considerata anche la riduzione di Fe203.
Sull'argomento esistono studi piuttosto avanzati ma si entra in questioni che rilevano dal punto di vista della comprensione teorica del processo ma, di solito, hanno ricadute pratiche più sulle produzioni industriali o altamente tecnologiche che sulle applicazioni come quella che riguardano la maggior parte di noi.
A chi fosse interessato posso fornire i primi elementi bibliografici. 
Published on
July 29, 2014

Vasi e bottiglie - Disamina 3

Forme
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Bottiglia in gres rosso
si tratta di un gres molto ricco di sabbia,
è una caratteristica che lo rende poco adatto a realizzazioni di questo tipo,
in particolare alla monocottura;
succede che, a differenza di gres a grana fine
che, cotti alle alte temperature, vetrificano e sono praticamente impermeabili anche senza smalto,
questo tipo di materiale resta permeabile all'acqua e, poiché la smaltatura a crudo - la smaltatura per monocottura - è un po' complicata, il risultato è che questa bottiglia non tiene l'acqua.
Non è un gran problema,
è un difetto, si, ma non è un gran problema,
anche se potrebbe sembrarlo trattandosi di una bottiglia,
questo tipo di oggetto è pensato per composizioni di rami e fiori secchi e tutto sommato sta bene pure così.
Comunque è bene tener conto della cosa;
ne parlerò più in dettaglio quando parlerò della monocottura.
Del resto certe cose si imparano sperimentando.

Sul corpo ho realizzato due riquadri a pennellate veloci con ingobbio vetroso bianco;
sui riquadri ho dato pennellate di iron stain;
lo smalto è il coreano, dato piuttosto sottile così da esaltare la grana dell'argilla e il contenuto ferroso.
Il risultato, almeno dal punto di vista estetico, lo troviamo soddisfacente.
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VesuvioLab 
di Federica e Maurizio

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