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Published on
July 23, 2014

Vasi e bottiglie

Forme
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 un'infornata aggressiva
soprattutto da quando, superato il calor rosso, ha iniziato a bruciare il carbone, prima quello vegetale, poi il coke;
il carbone era tra i vasi, a contatto diretto,
sulla loro pelle;
di lì a poco è iniziata la riduzione,
riduzione forte, pesante dai 970°C.
 quello che ne è uscito: 
sono colori scuri, smalti bruciati, sfumature di bruno e
di nero su nero; venature rossastre,
le "fiammate".
 questi vasi emenano una sorta di silenziosa sofferenza
se la sono vista brutta lì dentro
un'inferno
una crisi profonda
nessuna leggerezza
ma è passata
dopo...
non so, ci sto pensando, mi sembra tutto un po' eccessivo
niente è come è di solito
lo jun è bianco opaco, in tenmoku non è rosso matt ma nero serico
la cenere, almeno credo sia la cenere, ha dato riflessi metallici dove ha trovato il ferro
ecco, proprio non so come affrontare la disamina dei pezzi;
è difficile; mi trovo tra le mani una materia che non conosco bene,
nemmeno io che l'ho trasformata così.

Comunque, al momento,
il problema è la qualità delle foto,
ché se le immagini non restituiscono per bene le cose poi è difficile dare un'idea chiara,
 
Infine ci sono problemi tecnici, un paio di pezzi perdono acqua e, di fatto, non possono essere usati come vasi da fiore!
Non è che me ne importi molto. Ci può stare, è l'effetto della smaltatura su pezzi crudi... poi ne parliamo.
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Immagine
Published on
July 22, 2014

Monocottura - La scheda

Cotture
Scheda di cottura dell'infornata del 19 e 20 luglio.
Prima del dettaglio sulle modalità di cottura devo fare qualche precisazione:
il nostro è un forno a gas con due bruciatori a fiamma trasversale;
di modeste dimensioni (camera di cottura di 0,12 mc) e privo di pareti tra camera di combustione e camera di cottura, risulta essere un forno estremamente reattivo alle regolazioni (gas e valvola);
infine, questa infornata aveva una peculiarità (cui ho già fatto cenno): la presenza di carbone (vegetale - normale carbonella da barbeque e coke - carbone fossile) tra alcuni dei pezzi in cottura, l'idea è di produrre degli effetti sulle superfici dei pezzi ma bisogna tenere conto del calore che sviluppa (che soprattutto nel caso del coke, non è poco).

Detto ciò vediamo cosa ho fatto.

Pre-essiccatura:

·         il pomeriggio precedente il giorno della cottura vera e propria, caricato e chiuso il forno, lo si tiene per qualche ora intorno ai 100°C; di solito è sufficiente un solo bruciatore; si tratta di una fase di preasciugatura, diciamo che avvia l'essiccatura, una fase veramente molto delicata;

Cottura:

·         preriscaldamento: da temperatura ambiente a 150°C in 2 ore circa; un’ora per raggiungere i 100°C e un’altra fino a 150°C;
qui avviene l'essiccatura e, quindi, la rimozione dell'acqua libera;
è una fase molto delicata e la presenza dello smalto la rende ancora più delicata rispetto all’equivalente nel caso di I fuoco semplice;

·         150° - 450°C in 3 ore circa;
cottura in ossidazione;
in questa fase inizia ad essere eliminata l’acqua adsorbita ed avviene la prima trasformazione della ceramica a carattere irreversibile;

150° - 970°C in 3 ore circa;
sempre in ossidazione;
la temperatura sale un po’ più velocemente; durante questo intervallo avvengono la completa eliminazione dell'acqua adsorbita, la decarbonatazione, l’inversione del quarzo, inizia la sinterizzazione e la vetrificazione dell'argilla;

·         970° - 1000°C in un’ora;
inizia la riduzione che, in questo intervallo, deve essere molto forte; 
è fondamentale per la riduzione del ferro; nei nostri smalti il colorante principale (praticamente l’unico) è il ferro;

·         1000° - 1200°C in due ore, anche qualcosa in più;
mano a mano che la cottura procede sarà necessario aprire uno o due millimetri alla volta la valvola ed aumentare leggermente il gas per permettere la risalita della temperatura, di conseguenza il tasso di riduzione cala un po’ alla volta;
siamo entrati nella parte della cottura che riguarda in particolare lo smalto;
certo l’argilla che costituisce il corpo dei pezzi continua la sua trasformazione e, in particolare, il gres vetrifica;

·         1200° - 1260°C in un ora;
la riduzione è al minimo e, verso la fine della cottura, potremmo avere un’atmosfera neutra;

·         1260° - 1100°C circa in un’ora;
da qui, per evitare bruschi cali di temperatura si riduce la fiamma e si fa calare la temperatura in modo controllato;
quando i bruciatori sono al minimo si può spegnere tutto e chiudere le porte dei bruciatori.

Il successivo calo di temperatura, fino al raffreddamento completo, dovrebbe impiegare almeno lo stesso tempo impegnato a salire da temperatura ambiente a 1260C.
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Per il dettaglio sulle fasi della cottura sto riproponendo la serie dei post dedicata.
Mi riprometto di dedicare un post anche sul nostro forno;
è importante perché le schede di cottura andrebbero adattate alle caratteristiche del forno.
Published on
July 21, 2014

Infornata dei vasi

Forme
Sabato ho finito la smaltatura,
ritocchi;
ho caricato il forno,
un lavoraccio ottimizzare lo spazio, una specie di puzzle;
poi ho dato una scaldata per far asciugare bene i pezzi.
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Domenica ho cotto
mono-cottura, finalmente
quasi quattordici ore di conduzione del forno...
In più ho fatto un esperimento
ho introdotto pezzi di carbone (sia vegetale che coke)
questo per dare degli effetti - fiammate - sulla superficie dei pezzi
tutto più o meno alla cieca.
Dei risultati ne parlerò nei prossimi giorni
e racconterò qualcosa sulla scheda di cottura.
Published on
July 18, 2014

Monocottura per vasi e bottiglie

Forme
Mi avvio a fare...
a provare...
che poi non è proprio la prima volta
anni fa, con un altro forno, 
con meno consapevolezza e più incoscienza
sana, divertita incoscienza;però due piatti usciti da quell'infornata sono piaciuti, non solo a megli altri pezzi nemmeno me li ricordo piùoggi, invece, dopo aver studiato, ragionato, visto e sentito...
chissà...
mi dispiace di non aver discusso, qui sul blog, delle peculiarità di questo tipo di cottura
sarebbe stato meglio
e avevo iniziato, prima di cancellare il blog
sarebbe stato più giusto seguire in parallelo gli aspetti teorici e la loro applicazione pratica
ma non è andata così
vi racconteròqui sotto uno dei due piatti di cui sopradell'altro non mi restano nemmeno le fotoallora non avevo questa fissazione della catalogazionelavoravo con divertita incosce
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Published on
July 17, 2014

La cottura 2 - Essiccatura

Cotture
Lo so che la chimica può risultare poco affascinante però alcuni concetti di base sono poi utili a spiegare fenomeni con i quali abbiamo a che fare. E quindi, secondo me, è bene conoscere certi meccanismi. 
Allora vediamo un po’, se entriamo con un microscopio in una palla di argilla scopriamo che i “granelli” che la compongono sono delle minuscole lamelle. Gli spessori di queste lamelle variano dalla millesima parte di un millimetro fino alla milionesima parte di millimetro. Questi granelli sono a loro volta composti da “pacchetti elementari”, i minerali dell’argilla (fillosilicati). Entrando ancora più dentro scopriamo che i “pacchetti elementari” sono, a loro volta, composti dalle molecole. Va bene, forse così è troppo. Torniamo alle lamelle, queste hanno una caratteristica fondamentale: presentano una carica elettrica (negativa) su tutta la superficie; in realtà è una caratteristica che possono avere anche granuli più grandi, ma proprio le dimensioni microscopiche fanno si che questa carica elettrica diventi predominante nelle interazioni dei granuli tra loro e con l’acqua. Ecco, la molecole dell’acqua (la famosa H2O) non ha una forma simmetrica e quindi presenta un polo positivo ed uno negativo (dipolare). Così succede che la parte positiva della molecola d’acqua sia attratta dalla superficie delle lamelle che compongono l’argilla, che ha carica negativa. Si tratta di un legame elettrico, molto forte, talmente forte che lo strato d’acqua a contatto con la superficie delle lamelle è considerato, di fatto, parte integrante della struttura argillosa ed è detto: acqua adsorbita; allontanandosi dalla superficie delle particelle i legami diventano via via più deboli e si parla di acqua libera o acqua interstiziale. L’essiccatura è la fase della cottura in cui avviene l’espulsione dell’acqua libera dal reticolo cristallino. A temperatura ambiente ed in condizioni di umidità normali l’argilla, anche quando è secca, conserva sempre nel suo interno una certa quantità di acqua libera, detta acqua igroscopica che sparirà completamente durante la cottura.

L’espulsione dell’acqua adsorbita comporta variazioni della struttura dell’argilla più profonde e ne parliamo nel prossimo post sulla Trasformazione Ceramica. 
Veniamo all’essiccatura. Innanzitutto, come ovvio, è una fase che riguarda la cottura di pezzi crudi e, quindi, il I fuoco e la mono-cottura. 
Esistono appositi essiccatori ma raramente vengono utilizzati nei laboratori di ceramisti, sono piuttosto attrezzature industriali e posso trascurarli. Per quello che mi interessa discutere, alla fase finale di essiccatura sarà deputato il forno. 
Ora abbiamo messo nel forno i nostri pezzi completamente essiccati, diciamo a “durezza osso”; in realtà, anche quando il pezzo appare secco, può contenere ancora molta acqua; oltre all’acqua adsorbita ci sarà sicuramente ancora acqua libera, infatti, pure dopo l’essiccatura, a causa della natura igroscopica dell’argilla, questa tenderà ad assorbire acqua dall’aria. Così, se resta da rimuovere anche solo il 2-3% d’acqua libera, dobbiamo tenerne conto perché si tratta di un processo delicato a causa della forte espansione volumetrica che subisce l’acqua quando evapora. 
Qui vanno fatte due considerazioni: una su grande scala, che riguarda tutto il forno; l’altra, molto più importante, riguarda l’interazione tra l’acqua libera, che diventa vapore, e l’argilla in cui è contenuta. Sul primo aspetto: il processo di essiccatura produce un’atmosfera umida all’interno del forno e richiede, quindi, una adeguata ventilazione. Nei normali forni da laboratorio la ventilazione che si instaura naturalmente è sufficiente ad evitare problemi. L’unica accortezza è quella di evitare la formazione di sacche d’aria chiuse, ad esempio troppi pezzi uno dentro l’altro chiusi sopra da altri pezzi che fanno da coperchio. È sufficiente che l’aria possa scorrere liberamente attorno a tutti i pezzi in cottura. Sul secondo aspetto: la faccenda è più complessa. L’acqua scaldandosi diventa vapore e il vapore presenta un volume di centinaia, anche migliaia di volte, superiore a quello che aveva allo stato liquido. Il punto è proprio questo: mano a mano che si forma, il vapore deve poter uscire dal corpo argilloso dove non può espandersi liberamente. Per uscire deve districarsi dentro il reticolo composto delle lamelle (i granuli che compongono l’argilla) e, quindi avrà bisogno di un certo tempo: questo processo è l’essiccatura. 
Trattandosi di un fenomeno legato all’evaporazione dell’acqua libera siamo in un intervallo compreso dalla temperatura ambiente fino a 100° – 120°C. 
I fattori determinanti sono: la dimensione dei granuli di argilla: un’argilla a grana fine (ad esempio un’argilla che contenga bentonite o ball clay) richiede più tempo per liberare il vapore; lo spessore dei pezzi: direi che è intuitivo comprendere che maggiori sono gli spessori e più lungo è il tempo impiegato dal vapore a fuoriuscire; la velocità di salita della temperatura nel forno, cioè il fattore tempo.  Se in questa fase della cottura la velocità di salita delle temperature è troppo elevata, la quantità di vapore che si genera è tale da non riuscire ad essere espulsa dal reticolo argilloso, ne consegue che, intrappolato, non potrebbe espandersi e produrrebbe forti sovrappressioni con conseguente distacco di pezzi di argilla. Rallentando la velocità di riscaldamento saranno a rischio solo le argille più sottili o i pezzi con spessori maggiori. Andando ancora più lentamente forse si avranno solo delle fratture. Ancora più lentamente e si avranno solo delle micro fratture (che comunque indeboliscono il pezzo e favoriscono danni nelle fasi successive o nell’uso del pezzo). Ancora più lentamente e la cottura potrebbe andare bene. Infine, un ulteriore rallentamento darà i margini per ottenere un comportamento corretto e stabile. 
Come succede quasi sempre, non è possibile fornire numeri e formule. La scheda di cottura, la durata giusta per la fase di essiccatura, si può individuare solo sperimentando. Ci sono troppe variabili perché si possano stabilire delle regole a carattere generale. Comunque, gli elementi più importanti da considerare sono: lo spessore e le dimensioni dei pezzi, la densità con cui sono caricati nel forno, il contenuto d’acqua dell’argilla e la sua capacità di espellerla (grana più o meno grossolana) e il flusso d’aria nel forno che rimuove il vapore che si genera. Tanto per fare qualche esempio: una scultura di grandi dimensioni può pesare decine o anche centinaia di chili e può richiedere settimane o addirittura mesi di asciugatura in atmosfera protetta e fino a due, tre giorni di di cottura (gran parte dei quali passati alla temperatura di 100°C. Pezzi più leggeri come le ciotole possono essere asciugati in speciali camere ad aria forzata in alcuni minuti e cotti in poche ore. I In ogni caso, quando si sarà compresa l’importanza di un’accurata essiccatura, dell’aerazione del forno, della capacità dell’argilla di rilasciare l’acqua e della densità di caricamento del forno, allora si avranno le capacità per aggiustare le cose per arrivare a buon fine. 
In questa fase non è importante la regolarità della cottura ma la velocità di risalita della temperatura e l’atmosfera. 
Una postilla. Ho detto che l’essiccatura riguarda la cottura dei pezzi crudi, quindi I fuoco o monocottura; in realtà c’è un aspetto che tocca anche il II fuoco, infatti, bisogna tenere conto che il biscotto assorbe acqua durante la smaltatura; anche quest’acqua non può essere portata fuori troppo velocemente. Un riscaldamento troppo rapido, che provochi la repentina evaporazione dell’acqua contenuta nel biscotto, può causare il distacco dello smalto dovuto al vapore che si forma al suo interno e che uscendo troppo rapidamente trascina via pezzi di smalto che, a questo punto, non ha ancora iniziato il processo maturazione. Stesso discorso per un forno in cui si viene a produrre un’atmosfera carica di umidità durante la prima fase della cottura, questa può bagnare il pezzo già completamente secco e produrre lo ste.
Published on
July 16, 2014

Vasi, vasi, ancora un vaso

Forme
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Vaso in refrattaria rossa,
lavorato al tornio e poi modificato:
ho squadrato la parte superiore con una paletta di legno;
sulla superficie ho passato un po' di peperino di Marino macinato grossolanamente
come dire: in crosta di peperino...
... vediamo che succede
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Published on
July 15, 2014

Vaso

Forme
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Uno classico della tradizione Bizen
Ho cercato di discostarmi meno possibile dall'originale, almeno per quello che riguarda la forma;
le differenze vere verranno fuori in cottura: la ceramica Bizen è realizzata con terre locali e, soprattutto, con una tecnica di cottura unica.
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Published on
July 14, 2014

Ancora una bottiglia

Forme
Ancora una bottiglia
anche qui c'è un richiamo a Rosanjin
come quella del post del 9 luglio
e come quella l'ho fatta modellando il corpo al tornio mentre la calotta superiore e il collo sono a colombino.
Di Rosanjin non ho ancora parlato; lo farò più in là
ne vale la pena
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Published on
July 13, 2014

Isole

Aspetti Narrativi
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tra fichi d'india e ginestre
e rocce aspre sopra ciottoli levigati
sono immerso nel paesaggio mediterraneo
steso sulla spiaggia di una piccola isola
in equilibrio lungo la linea dell'orizzonte tra cielo e mare
mi chiedo se tanta bellezza sia in grado di attraversare immacolata lo spazio e il tempo per presentarsi altrove, a occhi diversi ed essere ancora bellezza
e mi chiedo, ancora, se tanta bellezza inibisca la nostra creatività
e mi chiedo...
mi chiedo...

tranquillo ragazzo, dice il saggio:
sono qui, seduto in faccia al mare
e non faccio niente
ma pensandoci meglio
potrei fare anche di meno

ritorno nel mio corpo dallo stato di evanescenza 
rimetto gli occhiali da sole 
riprendo in mano la mia lettura - Americana di De Dillo,
pochi passaggi e leggo:
"Sulle piccole isole si farebbe meglio a evitare la filosofia. L'illusione insulare, che solitudine e saggezza si siano create a vicenda, è molto convincente. Giorno dopo giorno, mi sento sempre più profondo. Spesso mi sento alle soglie di grandi rivelazioni filosofiche. Sull'uomo. La guerra. La verità. Il tempo. Per fortuna, finisco sempre per tornare a me stesso."


cerco sempre un significato per queste piccole coincidenze
non lo trovo mai
forse non c'è, sono solo eventi fortuiti
prendo una birra e la chiudo lì pensando a quanto sia bello stare al mare
ma in fondo, mi dico, potrei fare anche di meno...
Published on
July 12, 2014

I vasi

Forme
Prima di perdere tutto il mio blog, avevo iniziato a parlare del prossimo forno. Stavo preparando vasi e bottiglie.
Nella pagina "Attualità" sembra piuttosto chiaro.
Per i vasi avevo scelto la forma cilindrica,
ne ho fatti tre:
uno è descritto nel post del 6 luglio scorso: "Un nuovo cilindro",
gli altri due erano in post perduti.
Siccome si tratta del lavoro in corso, credo sia meglio lasciarne traccia.
Immagine
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In questa fase non c'è molto da dire.
Si tratta di forme molto semplici; volutamente semplici,
sono solo dei supporti,
quello che mi interessa è il lavoro sulle superfici, 
rivestimento e cottura.
Vorrei farne ancora un paio, poi, insieme a tre o quattro bottiglie,
sarei pronto per l'infornata...
diciamo fine luglio?
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Autori

VesuvioLab 
di Federica e Maurizio

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​m.gualdi66@gmail.com

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