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Published on
May 29, 2015

Disamina 4

Forme Superfici Tecniche
Ancora dal forno del 1 maggio scorso.
Questa è una composizione che posso considerare consolidata:
gres grigio, 
hakeme con ingobbio Hansen (vedi post "Ingobbi 8" del 26.2.2015); 
qualche schizzo di iron stain;
smalto coreano sottile (vedi post "Ricostruzione di uno smalto" del 11.1.2015).
Lo smalto avrebbe dovuto essere più sottile.
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Published on
May 24, 2015

Disamina 3 - Le tazzine

Forme Superfici Tecniche
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Qui la sperimentazione sulla cenere entra nel vivo.
6 tazzine in gres chiaro (in cottura prende un colore grigio chiaro),
prive di ingobbio,
rivestite con cenere pura o smalti a base di cenere;
gli spessori sono generalmente piuttosto sottili.
Sto cercando la risposta di questo materiale, 
da solo o combinato con altri e
per farlo è necessario fissare le stesse condizioni.
Devo avvertire, come già accaduto altre volte, che i colori in foto sono migliori, più vivi direi, di quanto non sia dal vero.
Le foto spesso regalano qualcosa.
Altra nota iniziale, valida per tutte, riguarda un effetto lucido sul bordo che contrasta con l'aspetto generalmente più arido di questi rivestimenti; 
si tratta di una pennellata di tenmoku, leggera e sottile.
N 1
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La N 1 e la N 2 sono rivestite di cenere pura, 
si tratta di cenere di legna di camino (quindi è un misto ma credo prevalga  la quercia).
La cenere di una è lavata, l'altra no;
purtroppo non l'ho scritto subito e l'informazione ormai è andata.
Errore!
Non ci sono grosse sorprese,
all'interno, lo spessore maggiore ha prodotto le tipiche colature,
le parti migliori sono quelle, soprattutto all'esterno, dove gli spessori sottili lasciano chiazze rossastre. 
La cenere pura, per i miei gusti, va data in spessori sottilissimi, 
appena un velo.
In generale, quindi, si adatta meglio al grès che, vetrificando, è un materiale impermeabile; lo smalto di cenere, infatti, soprattutto se sottile, non è in grado di rendere impermeabile un materiale poroso.
N 2
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N 3
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Sulla N 3 e sulla N 4 c'è la sovrapposizione di smalto coreano su dry yellow ochre;
smalto lucido a base di cenere su smalto arido sempre a base di cenere.
il dry yellow ochre, come dice il suo nome è un rivestimento arido, quasi terroso e, a dispetto del suo nome, se lo spessore è sottile, prende un bel colore rosso-bruno.
L'idea era quella di rendere più lucida la base del d.y.o. aggiungendo sopra un velo di coreano.
Idea ingenua, a quanto pare.
Le sovrapposizioni creano quasi sempre un prodotto che differisce, in modo più o meno consistente, dagli smalti che le compongono.
N 4
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N 5
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La N 5 e la N 6 sono rivestite con uno smalto a base di cenere e polvere di peperino (roccia vulcanica, sul genere delle pozzolana e dei tufi, per capirsi) 50/50 con un'aggiunta di circa un 10% di caolino che serve per stabilizzare un po'.
Su questa combinazione ho già scritto nel post del 6 dicembre 2014,
quello che è interessante è la risposta diversa che lo smalto da su una base differente: lì infatti rivestiva provini fatti di refrattaria rossa, qui, invece, è su grès grigio chiaro; 
la differenza è significativa.
N 6
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Published on
May 19, 2015

Disamina 2

Forme Superfici
Prima di entrare nel vivo della sperimentazione
tratto ancora un po’ i pezzi rivestiti con smalti già consolidati;
qui c’è una coppia di tazzine:
argilla refrattaria rosso chiaro
base di TKTG (Tenmoku alla maniera di Karatsu con Terra Gialla di Tolfa) colore rosso-bruno aspetto più arido;
patina sottile all’interno e inserti all’esterno di Black Tenmoku ricostruito: colore ovviamente nero, aspetto più lucido;
gocce di Tea Dust Tenmoku, sia dentro che fuori. 
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L’aspetto interessante è nel confronto con un piatto cotto l’anno scorso rivestito con la stessa sequenza di smalti,
anche l’argilla era la stessa e, 
se non ricordo male…
No, non ricordo male, 
il piatto occupava nel forno la stessa posizione delle tazzine:
più o meno al centro del piano più basso.
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Ora, al netto delle inevitabili differenze sulla resa fotografica,
non ho eseguito gli scatti nelle stesse condizioni di luce,
la differenza è evidente,
dal vivo è un po' più sfumata, certo,
ma resta il fatto che sul piatto prevalgono i toni scuri, marrone scuro, quasi nero, come bruciato... e i verdi, l'aspetto complessivo è piuttosto arido;
le tazzine sono più lucide e hanno un bel colore rosso-bruno.
Be', forse nella parola uscita fuori senza intenzione, quel bruciato che descrive il colore del piatto, può contenere la risposta.
Comunque, sul piatto lo spessore dello smalto è più sottile.
Non mi addentro in confronti su quale sia l'effetto migliore,
a me piacciono entrambi.
Qui conta di più capire perché sono differenti,
e pensandoci, mi viene in mente che il piatto è stato cotto nell'infornata col carbone... ecco, probabilmente qui c'è la risposta.
Probabilmente...
Published on
May 15, 2015

Disamina 1

Superfici Tecniche
 Un forno sperimentale, come questo, si può dire riuscito se è in grado di fornire le informazioni richieste, non se produce bei pezzi.
E questo andava detto.

Quindi, per la prima disamina, un pezzo facile: una coppia di ciotole,
forse tra le poche cose non strettamente sperimentali,
Una coppia di ciotole aperte, molto aperte;
argilla refrattaria di colore rosso chiaro foggiata a pizzico;
smalto nuka con inserto in tea dust tenmoku,
si vede, all'interno, anche un alone definito da un bordo scuro, si tratta di una pennellata sottos-malto di iron stain, volevo verificare l'effetto coprente di questo smalto.
Il nuka, all’esterno, ha perso il biancore ed è virato sul trasparente,
credo sia un problema legato allo spessore e, forse, all’esposizione alla fiamma con conseguenti temperature molto elevate;
ma propendo più per lo spessore.
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Published on
April 1, 2015

Dalla matita al tornio

Forme Progetti
Dopo i primi schizzi
alcuni dei quali inseriti nel post di sabato scorso
ho iniziato a lavorare al tornio
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devo anche dire che all'atto della rifinitura
che ho voluto anticipare rispetto al grado di essiccazione del grès
il vaso si è rotto
peccato
ma non fa niente
l'importante, oggi, è sentire questa sensazione di avere chiaro cosa voglio.
Published on
March 31, 2015

Vasi

Forme
Nel riprendere il lavoro,
a parte alcune ciotole che avevo iniziato
e che devo fare perché sono gli oggetti più richiesti,
sono tornato sui vasi
perché quelli fatti nel forno della scorsa estate non sono stati proprio soddisfacenti
diciamo che quel forno ha dato ottime indicazioni sul lavoro di cottura col carbone 
ma poi la produzione in se è stata un mezzo fallimento;
allora ci riprovo
intanto, in un angolo del giardino ritrovo uno dei pochi pezzi di quell'infornata che si salvano
e, forse, non per caso, è l'uso a nobilitarlo
o così sembra
comunque queste piante acquatiche vegetano bene lì dentro e tra qualche settimane sarà cresciuto un bel ciuffo
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Published on
March 28, 2015

Tempo perso

Aspetti Narrativi
è da un po' che non scrivo
sto lavorando poco anche sui pezzi
che devo ancora finire di smaltare e infornare
e sui disegni per i nuovi progetti...
Sensazione di tempo perso

Ma i libri qualche volta vengono in aiuto
ho preso quello nuovo, sul comodino:
Sette lezioni di fisica di Carlo Rovelli (Adelphi 2014)
e ho letto:

"Da ragazzo, Albert Einstein ha trascorso un anno a bighellonare oziosamente. Se non si perde tempo non si arriva da nessuna parte..."

(bighellonare non è un termine usuale
lo usava mio padre quando ero ragazzo);

la cosa mi è sembrata giusta, condivisibile, 
come dire, universalmente valida,
insomma, mi ha messo di buon umore,
mi ha ripulito la coscienza;
ora dovrebbe essere il momento di ripartire
mi sembra di averne bisogno
Published on
March 17, 2015

Qualche volta

Aspetti Narrativi Forme Superfici
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qualche volta penso che sono attratto dai colori e dalle forme della ceramica giapponese per l'affinità con colori e forme naturali
questa volta, tra sassolini greci, mi sembra di vedere tenmoku, nuka, celadon e sottili smalti di cenere su argille grigie 
qualche volta sembra io che non abbia un gran che da fare
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Published on
March 15, 2015

Le stagioni di Kurt Vonnegut

Aspetti Narrativi
"Un’altra cosa che potreste fare, come optional, è rendervi conto che ci sono sei stagioni, non quattro. La poesia delle quattro stagioni è completamente sbagliata per questa parte del pianeta, ecco forse perché siamo quasi sempre così depressi. Insomma, spesso e volentieri la primavera non sembra affatto primavera, e novembre non c’entra niente con l’autunno, e così via. Ecco la verità sulle stagioni: la primavera sono maggio e giugno! Cosa c’è di più primaverile di maggio e giugno? L’estate sono luglio e agosto. Fa un caldo boia, no? L’autunno è settembre e ottobre. Le vedete le zucche? Sentite l’odore di quel falò di foglie secche. Poi viene la stagione chiamata «Chiusura». È il periodo in cui la natura chiude i battenti. Novembre e dicembre non sono l’inverno. Sono la chiusura. Poi arriva l’inverno, gennaio e febbraio. Accidenti! Quanto sono freddi! E poi cosa arriva? Non la primavera. La riapertura. Che altro potrebbe essere aprile?"
Kurt Vonnegut
estratto da: Quando siete felici, fateci caso
[ed. minimum fax]

visto da qui, in una giornata grigia e ventosa di metà marzo, 
mi sembra così chiaro; vero?

Published on
March 14, 2015

Gli smalti - Elementi di base

Tecniche
lo smalto ceramico è un sottile rivestimento vetroso 
fuso sulla superficie ceramica durante la cottura all'interno dei forni 
a temperature che vanno normalmente dai 700°C ai 1400°C 

il componente di base di ogni sostanza vetrosa è la silice
il suo punto di fusione è di 1705°C
quindi una temperatura troppo elevata per un normale impasto ceramico, anche per gli impasti più refrattari
per abbassare il punto di fusione è necessario, quindi, utilizzare un fondente
in funzione della temperatura con cui si intende produrre lo smalto i fondenti possono essere a base piombica, boracica (es. le fritte di cui parlerò un'altra volta), alcalina (sodio e potassio) o alcalino terrosa (es, carbonato di calcio)
gli ultimi due sono tra i più comuni fondenti per smalti alle temperature da grès.
A questo punto il problema risiede nella trasformazione fisica della silice quando, in combinazione col fondente, raggiunge la temperatura di fusione
infatti diventa fluida, poco viscosa
in pratica, come il vetro, diventa liquida e non sarebbe in grado di rimanere aderente al corpo ceramico su cui è stata applicata;
per la composizione della smalto è necessario, allora, un terzo componente
un componente refrattario che sia in grado di stabilizzare il silicio allo stato fuso consentendo al composto di rimanere attaccato alle pareti di un pezzo di ceramica aumentando la resistenza e la viscosità e consentendo di fissare lo smalto agli oggetti da rivestire
questo elemento è l'allumina

Riassumendo
uno smalto ceramico è composto da tre elementi di base:
  • il vetrificante
  • il fondente
  • lo stabilizzante
un po' più in dettaglio:
il vetrificante principale, come dicevo, è il silicio (ossido di silicio SiO2)
si tratta di un elemento facilmente reperibile,
sia puro: quarzo
sia meno puro: sabbie
sia in combinazione con altri elementi: nelle argille, nei feldspati, nella wallastonite ecc.
è utile citare, inoltre, tra i vetrificanti, il pentaossido di fosforo (P2O5) per la peculiare funzione nella formazione di alcuni smalti come lo jun caratterizzati dalla tipica opalescenza;

i fondenti sono molti, di diversa natura
per semplificare mi riferisco a quelli in uso alle temperature da gres
fondenti alcalini: sono essenzialmente dei composti contenenti sodio, potassio, calcio, magnesio litio e bario come i borati: borace (Na2B4O8 · 10H2O) e acido borico (H3BO3) usati però prevalentemente alle basse temperature ed i carbonati come la soda (Na2CO3), la potassa (K2CO3), il calcare (CaCO3), e la dolomia ((Ca,Mg)CO3) tra questi, quelli largamente più utilizzati allo stato puro sono proprio il caronato di calcio e la dolomia o dolomite
anche i feldspati agiscono come fondenti per smalti che cuociono a medie e alte temperature proprio in virtù della componente alcalina, si parla infatti, di feldspati di sodio o di potassio
stesso discorso vale per la cenere di legna ricca di carbonati di calcio, di sodio e di potassio

gli stabilizzanti o refrattari: di fatto il principale è l'allumina, uno dei nomi con cui viene indicato l’ossido di alluminio (Al2O3) che, in percentuale più o meno elevata è presente in tutte le argille
inoltre, è presente anche nei feldspati, anch'essi degli allumino-silicati;
l'allumina allo stato puro fonde a 2072°C.

In linea di principio uno smalto può essere prodotto miscelando tre elementi puri:
allumina, silice e un fondente
in realtà i ceramisti storicamente non lo hanno mai fatto poiché è più pratico e molto più economico introdurre i tre elementi – vetrificante, fondente e stabilizzante – attraverso l'uso di sostanze naturali di facile reperibilità
lo stesso discorso, ancora oggi, vale tanto per i piccoli laboratori artigianali quanto per l'industria.

Tanto per dare qualche esempio
quando ho parlato degli effetti della cenere negli antichi forni a legna orientali
ho parlato dell'effetto che gli alcali e il carbonato di calcio contenuti nella cenere di legna avevano sugli alluminosilicati di cui è composta l'argilla con cui erano realizzati i pezzi di ceramica
in sostanza i tre elementi: il vetrificante (la silice) e lo stabilizzante (l'allumina) contenuti nell'argilla del pezzo e il fondente (alcali e carbonato di calcio) introdotti dalla cenere;
un altro esempio lo si può fare parlando di alcune argille che fondono a temperature relativamente basse
le terraglie, ad esempio, non arrivano alle temperature da gres
poiché, oltre agli alluminosilicati, contengono fondenti (carbonato di calcio)
in sostanza si possono considerare come smalti per impasti che cuociono ad alte temperature;
il problema che pongono questi smalti naturali riguardano il corretto bilanciamento dei tre elementi di base
è chiaro, però, che una volta compreso il principio, i ceramisti hanno lavorato
prima in maniera empirica, poi scientifica, per combinare correttamente i materiali naturali a loro disposizione per comporre smalti adatti alle prestazioni richieste:
temperature e modalità di cottura, aspetti estetici, trasparenza, durabilità, colore, tessitura ecc.

Un'ultima considerazione riguarda gli effetti dei fondenti
uno in particolare, il carbonato di calcio
il quale, come ho detto parlando del processo di cottura, si decompone intorno agli 800°C
CaCO3 + calore --> CaO + CO2
la CO2 (anidride carbonica) è gassosa e si disperde in atmosfera

resta l'ossido di calcio che presenta un punto di fusione di 2580°C;
per spiegare la sua funzione di fondente bisogna fare riferimento alle miscele eutettiche di cui ho detto qualcosa in un post del 22 agosto 2014.
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Autori

VesuvioLab 
di Federica e Maurizio

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​m.gualdi66@gmail.com

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