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Published on
January 11, 2015

Ricostruzione di uno smalto

Tecniche
Uno dei lavori più interessanti nella ricerca sulla tradizione ceramica orientale è la ricostruzione degli smalti originari realizzata utilizzando materiali comuni, di facile reperibilità.
L'esempio che propongo oggi riguarda la ricostruzione di uno smalto trasparente tipico della tradizione coreana.
Molto probabilmente questo smalto era realizzato utilizzando una roccia locale chiamata Do Suk che sta nella famiglia dei felspatoidi.
Si tratta di uno dei tanti smalti, utilizzati dalla Cina al Giappone, composti da cenere di legna e roccia macinata;
siamo al punto in cui ci si rendeva conto che 
sostituendo nella composizione del rivestimento 
l'argilla con certe particolari rocce (contenti feldspati) 
si poteva produrre un rivestimento trasparente;
è uno dei passaggi decisivi nella storia della ceramica.
Quindi, nel XX secolo, quando si è voluto ricostruire questo (come altri smalti) si è proceduto per assimilazioni e tentativi.
Qui di seguito la sintesi molto schematica della ricostruzione;
l'originale proviene dalla tradizione Punchong 
(oppure Buncheong secondo altra trascrizione)
la roccia Do Suk è assimilata alla Cornish Stone, un felspatoide comune in Inghiletrra;
la Cornish Stone, in letteratura, è ricostruita con 6 parti di feldspato di potassio, 2 parti di quarzo e una parte di caolino.
Alcuni autori sostituiscono parte della cenere con carbonato di calcio per dare maggiore stabilità e ridurre gli effetti collaterali tipici della cenere; a noi piace la cenere.
Le percentuali delle componenti possono variare in funzione dell'uso,
in particolare dell'argilla da rivestire e dallo spessore,
ma da qui in poi credo che ognuno vorrà sviluppare la propria formulazione ideale.
Immagine
A titolo indicativo riporto un'altra tipica formulazione 
proposta da un ceramista coreano contemporaneo
Feldspato K        48
Quarzo              24
Carbonato Ca     40
Cenere (pino)     18
non so perché il totale è 130 e non 100 ma poco importa,
è una formulazione che noi utilizziamo trasformando tutto il carbonato di Ca in cenere di legna (di solito quercia),
e quindi, riportando la ricetta in centesimi:
Feldspato K        37
Quarzo              18
Cenere (pino)     45

Fino ad ura abbiamo sempre usato questo smalto con spessori sottilissimi
di seguito alcuni esempi di smalto coreano su diversi tipi di argilla;
è bene precisare che non hanno niente a che vedere con le ceramiche della tradizione Punchong a parte il tipo di smalto che, peraltro, è usato in maniera del tutto diversa;
questo vuol dire che presto dovrei proporre una breve scheda sulla cosiddetta ceramica Punchong
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su argilla refrattaria

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su gres grigio

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su gres bianco

Published on
January 9, 2015

Ingobbi 2

Superfici Tecniche
Come dicevo, gli ingobbi hanno la funzione di modificare la natura della superficie dei pezzi in ceramica;
consentono, infatti, di cambiare il colore di un pezzo,
oppure di decorarne la superficie con disegni policromi,
come vedremo, gli ingobbi possono essere utilizzati come finitura oppure essere coperti da uno smalto,
nel qual caso dobbiamo considerare l'interazione ingobbio/smalto;
servono a modificare la tessitura superficiale rendendola più ruvida o più liscia di quella dell'argilla usata per realizzare il pezzo;
consentono ulteriori motivi decorativi, ad esempio disegni o motivi realizzati rimuovendo parte dello strato di ingobbio in modo da riportare a vista il colore dell'argilla sottostante, 
naturalmente in questo caso argilla del pezzo e ingobbio devono avere colore differente;
in altri casi questo rivestimento serve a migliorare le caratteristiche fisiche della superficie ceramica rendendola più resistente o durevole.
Tanto per fare un esempio, tra i nostri smalti preferiti c'è lo jun
questo smalto ha bisogno di un sottofondo ricco di silice, povero di allumina e con una percentuale di ossido di ferro compresa tra 2% (colore azzurro chiaro) e 8% (blu); il fatto è che non sempre abbiamo a disposizione un'argilla con queste caratteristiche, anzi, i grès che usiamo più frequentemente non hanno dato buoni risultati,
la soluzione sta nel rivestimento della superficie con un ingobbio che ha le caratteristiche volute.
Quindi il punto di partenza nella definizione del nostro ingobbio sta nella motivazione che ci spinge a utilizzarlo.
Da qui in poi, per i prossimi post, cercherò di illustrare un metodo per arrivare a comporre un ingobbio;
poi parlerò più in generale di ingobbi di uso comune;
infine tratterò delle principali tecniche di applicazione.
Devo precisare che gli esempi pratici faranno riferimento a ingobbi adatti alle alte temperature (cono 9 e 10),
resta il fatto che i principi generali valgono sempre e adattarli a esigenze diverse è un utile esercizio.
Il problema della definizione di un confine tra ingobbio e smalto, infine, è praticamente non risolvibile in modo univoco,
in realtà esistono diversi modi di pensare e sembrano tutti supportati da buone ragioni, 
quindi devo pensarci su
o ne scelgo uno oppure posso provare a tracciare un quadro di riferimento (è difficile in un campo così vasto)
vediamo
ho bisogno di studiare meglio la cosa e di pensarci un po' su.
Ecco, sono alla fine del secondo post sul tema e mi sembra di non aver detto ancora nulla,
probabilmente non è così
probabilmente sto solo cercando di orientarmi.
Published on
December 19, 2014

Ingobbi 1

Superfici Tecniche
Riprendo uno degli argomenti andati perduti 
mi spiace riproporre cose già dette
del resto è seccante anche questa premessa, ormai
però, come ho già spiegato in altre circostanze
credo sia giusto avere a disposizione sul blog
(e poi sul sito, quando avrò sistemato il Glossario)
gli argomenti tecnici di base.
Quindi riprendo e ripropongo , da oggi, la serie sugli ingobbì.

Premesse
l'ingobbio (engobes in inglese) è un rivestimento a base di argilla che si applica sulla superficie dei pezzi 
in varie fasi della lavorazione - come vedremo -
principalmente per motivi decorativi.
Con gli ingobbì, infatti, è possibile modificare il colore della superficie del pezzo e
di conseguenza, il colore dello smalto eventualmente sovrapposto
consentono tecniche decorative come quella dell'incisione
modificano la struttura superficiale (la texture) o
sarebbe meglio dire la tessitura superficiale
consentendo, così, non solo interventi decorativi ma anche funzionali;
insomma, come cercherò di spiegare, sono uno strumento molto importante nella produzione ceramica.
E' un argomento complesso ed articolato
che perciò non sono in grado di sviscerare ed esaurire
mi limiterò, come al solito, 
a quello che ho imparato e che, forse, ho capito.
Chiudo questa premessa chiarendo una questione linguistica;
spesso nei testi in lingua inglese si trova la parola slip
ecco, la differenza tra slip ed engobes
fondamentalmente sta nel fatto che la slip è praticamente l'argilla disciolta in acqua, diciamo che si avvicina a quella che chiamiamo barbottina 
pertanto ha un contenuto di argilla superiore agli engobes i quali, spesso contengono fondenti, quarzo, feldspati, diverse argille miscelate
insomma, si tratta di impasti che si avvicinano, da una parte
agli stessi impasti con coi sono realizzati i pezzi 
dall'atra, alla composizione degli smalti,
tanto che il confine tra smalti e ingobbì non si può tracciare in maniera univoca e oggettiva.
Ma di tutto ciò parlerò dalla prossima volta.

Published on
December 18, 2014

Lavori in corso

Forme
Ho ritirato i pezzi biscottati
Li sto esaminando
C'è qualche cosa che ancora non avevo censito qui nel blog
come questa coppia di ciotole
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Sopra appena tornite, prima della rifinitura, di fianco e sotto il biscotto
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Le abbiamo preparate per una coppia di amici
quindi, probabilmente, non rientreranno nella sperimentazione sugli smalti originari a base di cenere
vediamo
pensavo ad un celadon ma non ho ancora deciso
purtroppo ho ancora tempo per farlo
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Published on
December 16, 2014

Ci sono due pesci

Aspetti Narrativi
«Ci sono due giovani pesci che nuotano e a un certo punto incontrano un pesce anziano che va nella direzione opposta, fa un cenno di saluto e dice: "Salve, ragazzi. Com'è l'acqua?" I due pesci giovani nuotano un altro po', poi uno guarda l'altro e fa "Che cavolo è l'acqua?"».
David Foster Wallace

Solo per dire che i periodi di (forzata) inattività
anche se possono sembrare effetto di cause esterne
(anche se sono effetto di cause esterne)
consentono uno sguardo più distaccato su ciò che sto facendo
come se il lavoro che vedo sviluppato qui sul blog
o nei pezzi in lavorazione
sia il lavoro di un altro
e questo aiuta perché puntato sul lavoro
mi capita di non vedere quello che ho intorno.
Published on
December 13, 2014

Il Feldspato

Prima di procedere con la descrizione degli smalti
credo sia necessario dire due parole sul feldspato
perché, almeno in Giappone, sembra che l'introduzione di questo materiale abbia prodotto un importante salto in avanti nella produzione degli smalti.
Ho dovuto fare quell'inciso sul Giappone perché in Cina le cose 
almeno dal punto di vista storico, appaino più complesse;
c'è tutta un'ampia categoria di antichi smalti cinesi che furono catalogati come "feldspatici" che però 
sottoposti ad analisi chimica con tecniche moderne
si sono rivelati di natura diversa
oggi si pensa che, in realtà, siano composti da roccia silicea e cenere.

Ma torniamo al feldspato
Phil Rogers lo considera il "corpo" dello smalto
mentre la cenere sarebbe il "carattere"
visto che il primo è stabile, costante nei risultati e consistente
al contrario della cenere che ha un carattere piuttosto variabile.
La fortuna del feldspato, quindi,
si direbbe che sia dovuta a diversi fattori
il primo, è proprio quello a cui ho appena fatto riferimento:
si comporta sempre allo stesso modo, non riserva sorprese;
il secondo riguarda la possibilità che offre di produrre smalti trasparenti, compatti, lucidi, vetrosi
uno smalto vero e proprio
i vantaggi, rispetto ai primi smalti di cenere o di cenere/argilla
sono evidenti
il rivestimento vetroso e trasparente o semi-trasparente consente nuove possibilità decorative come i disegni ad ossido sopra e sotto smalto;
inoltre, è di facile reperibilità;
ottimo alle temperature da gres
insomma, gli smalti feldspatici già nel XVI secolo, praticamente appena introdotti in Giappone, sono diventati i grandi protagonisti della produzione ceramica di quel paese;
tutto ciò rende il feldspato il principale componente degli smalti ad alta temperatura.

Il feldspato è un prodotto della decomposizione delle rocce ignee
contiene silicio e allumina oltre ad alcuni alcali
generalmente la tipologia di alcali distingue i vari feldspati
ne esistono circa venti tipi differenti 
per i ceramisti, quelli fondamentali sono due
l'ortoclasio o feldspato di potassio K2O.AL2O3.6SiO2
l'albite o feldspato di sodio Na2O.AL2O3.6SiO2
bisogna dire che gli alcali contenuti nei feldspati
a differenza di quelli che sono nella cenere
non sono solubili;
in generale feldspati di potassio e di sodio si comportano in maniera molto simile
e si possono considerare quasi intercambiabili
il feldspato di sodio fonde a temperature di 1100°C - 1150°C e può essere volatile oltre i 1200°C, tende a fornire smalti un po' più trasparenti;
il feldspato di potassio fonde oltre i 1200°C e risulta generalmente più viscoso e opaco;
spesso i feldspati contengono sia sodio che potassio e vengono classificati in funzione di quello prevalente;
ovviamente, meno è raffinato e più saranno le impurità presenti;
i feldspati sono estratti in molte zone in tutto il mondo e 
ogni cava ha le proprie caratteristiche peculiari,
per quelli che sono i nostri usi è, comunque, sufficiente distinguere ortoclasio e albite;
quando nelle ricette, soprattutto di derivazione anglosassone o giapponese, si parla genericamente di feldspato, generalmente ci si riferisce a feldspati di potassio;
dato l'alto contenuto di allumina gli smalti contenenti feldspati non hanno la tendenti a colare, almeno fino ai 1300°C;
la composizione dei feldspati è molto vicina a quella degli smalti per le alte temperature
infatti, c'è dentro il silicio come vetrificante
l'allumina come stabilizzante e
gli alcali come fondenti
nei prossimi post vedremo che, in effetti, si possono realizzare - e storicamente si sono realizzati - smalti con feldspati quasi puri
solo con piccoli aggiustamenti.


Oltre ai due feldspati di cui sopra
ci sono diversi materiali, simili chimicamente ad essi,
spesso presenti nelle ricette degli smalti
si tratta di felspatoidi e
siccome alla categoria appartengono pezzi grossi come
la cornish stone e la nefelina sienite
sarà meglio dedicare ad essi un post a parte.
Published on
December 12, 2014

Monocottura 5 - Preparazione dello smalto e smaltatura

Cotture
Con questo capitolo chiudo, almeno per adesso, il ciclo sulla monocottura;
ci tornerò la prossima volta che ci capiterà di fare un'infornata a cottura singola provando a verificare quanto ho raccontato fin qui.
Quindi, oggi i temi sono due:
preparazione degli smalti e modalità di smaltatura.
La preparazione,
qui c'è poco da dire di più rispetto alle consuete procedure:
miscela a secco dei componenti, diluizione in acqua, passaggio a setaccio;
se, però, si volesse aggiunta la bentonite (post del 5 dicembre scorso) 
allora bisogna fare attenzione perché si possono formare dei piccoli fiocchi o filamenti grigi in sospensione sulla superficie dello smalto,
per evitare questo problema si può operare in vari modi:
- se lo smalto è ancora da preparare, allora conviene aggiungere anche la bentonite a secco prima di diluire il tutto in acqua;
- se lo smalto è già pronto ma non c'è dentro la bentonite, allora, prima di aggiungerla conviene trattarla separatamente tenendola in ammollo in acqua per alcune ore, oppure, in alternativa, se non c'è tempo per aspettare che la bentonite si idrati, è possibile mescolarla in poca acqua con un minipimer.
Infine, ripeto quanto già detto, la cosa principale è il contenuto d'acqua;
perché l'argilla del pezzo assorba in fase di smaltatura la minor quantità d'acqua è importante che lo smalto sia denso, più denso possibile, compatibilmente con le modalità di applicazione e con lo spessore voluto;
sicuramente più denso di quanto non sia quando, lo stesso smalto, è applicato sui biscotto.
L'applicazione,
in generale può avvenire in tutti i modi consueti:
per immersione, versando lo smalto sul pezzo, a pennello, a spray;
ho già parlato del momento per smaltare,
se lo si fa a durezza cuoio è bene non anticipare troppo;
lo spessore dipende dalle esigenze ed è condizionato dalle modalità di applicazione,
è chiaro che la tecnica a spray consente l'applicazione di strati molto sottili che possono essere sovrapposti senza grossi problemi
anche perché si asciugano rapidamente;
l'immersione credo sia il modo più rischioso perché il pezzo appena smaltato assorbe acqua e diventa fragile, inoltre è più difficile controllare lo spessore;
l'applicazione a pennello è una via di mezzo e, con un po' di pratica, consente più o meno le stesse cose dello spray. Quando dico, con un po' di pratica, non mi riferisco tanto alla mano che usa il pennello quanto a quella che intanto maneggia il pezzo.
Per quanto riguarda lo spessore,
poiché, molto spesso, gli smalti da monocottura contengono quantità importanti di componente argillosa (caolino, bentonite, terracotta, ball clay, ecc) lo spessore dello smalto umido può apparire maggiore di quanto realmente non sia a causa della tendenza delle argille a rigonfiare quando è imbevuta d'acqua.
Infine, ripeto uno dei concetti principali della smaltatura di pezzi ancora crudi:
smaltare un lato (interno/esterno) alla volta e aspettare che si asciughino completamente, parete del pezzo e smalto, prima di smaltare l'altro lato.

Detto ciò,
se qualcuno, avendo provato la monocottura o lavorandoci abitualmente, volesse condividere la propria esperienza
può scrivere e raccontare.
Published on
December 11, 2014

Schede per un album

Progetti Tecniche
Sto pensando di preparare un album che raccolga le schede dei pezzi in qualche modo rappresentativi della nostra produzione;qualcosa da far vedere a chi voglia sapere cosa facciamo e come lo facciamo.Non so bene come impostarlo,è chiaro che dipende da chi poi lo dovrà aprire,non so quanto indugiare su questioni tecniche o se dedicarmi di più agli spetti descrittivi.Dovrò fare qualche simulazione.Vediamo L'idea o il progetto Dallo schizzo iniziale;a questo punto, di solito, è già deciso quasi tutto, sicuramente la terra,spesso anche il rivestimentoma non sempre.In questo caso sapevo che avrei usato il grès grigio antracite rivestito con una macchia di ingobbio bianco e smalto coreano sottilissimo. La realizzazione del corpo Avevo deciso di realizzare un set da sei pezzi;la cottura in due fasi: biscottata e secondo fuoco;l'ingobbio, applicato sul pezzo a durezza osso, è una semplice miscela 50/50 caolino/ball clay;la biscottatura è fatta in forno elettrico a 960°C. Smaltatura e II fuoco Infine la smaltaturale caratteristiche dello smalto, in questo caso il coreano - che descriverò a breve nella categoria dedicata agli smalti;l'uso di uno schizzo di iron stain - di cui dovrò dire più in dettaglio, comunque è una base di ossido di ferro usata per decorare - infine le caratteristiche del secondo fuoco:cottura in forno a gas,in atmosfera riducente,temperatura 1260/1280°C,(cono 9).Ecco, così credo che la scheda sia completa. Forse devo capire quale aspetto approfondire....
Published on
December 6, 2014

Gli smalti 5 - Cenere e ...

Tecniche
Prima di passare a smalti più strutturati 
chiudo la serie degli smalti originari
quelli dalla formula di base con soli due componenti.
Come dicevo negli scorsi post
quando in oriente si è presa coscienza della proprietà della cenere di produrre una patina vetrosa sulla superficie dei pezzi
e si è capito che, con aggiunta di un materiale più refrattario, si evitava il problema delle colature
è iniziata una lunga sperimentazione
il materiale miscelato alla cenere ha preso forme e proporzioni differenti nelle varie regioni e nelle diverse epoche
chi ha usato la stessa argilla con cui erano realizzati i pezzi
chi argilla più fondente
chi roccia macinata, che poteva essere cenere vulcanica, roccia silicea, roccia feldspatica o calcare.
Già la volta scorsa, con l'irabo, ho introdotto uno dei classici di questo genere
forse lo smalto più conosciuto
oggi vediamo qualche altro esempio
tenendo conto che è inutile fare riferimento alle argille o alle rocce cinesi o giapponesi o coreane
vediamo direttamente quelli che sono i sostituti
e poi presento uno dei nostri esperimenti.

Tipo irabo:
Cenere di legna                                   80 - 50
Argilla refrattaria (es. caolino di Tolfa)   20 - 50

Il tea dust di B. Leach:
Cenere di legna    50
Ocra gialla           50

Celadon ash di J. Jelfs:
Cenere di legna      50
Feldspato Na          50

A propositi di feldspato, poi ne parlerò nel dettaglio, ma i primi smalti detti shino erano a base di feldspato e cenere, probabilmente il feldspato non era puro e oggi lo ricostruiamo con feldspato e caolino, però vorrei provare una formula del genere:
Cenere di legna     20
Feldspato K           80

Nuka originario:
Cenere di legna              50
Cenere di crusca di riso   50

La cenere di crusca di riso si può sostituire con la cenere di paglia o direttamente con il quarzo.

Infine la cenere di legna si può miscelare con roccia macinata.
Io ho sperimentato il Peperino di Marino, una roccia vulcanica effusiva dai Colli Albani (a sud di Roma).
Il Giappone è ricchissimo di roccia vulcanica.
Ci sono 4 provini a due componenti (cenere/peperino) più 2 con un terzo elemento.
I due provini a tre componenti servono come punto di partenza per studiare smalti più strutturati e, quindi,
aprono la strada a futuri sviluppi.

I provini sono tutti in argilla refrattaria, privi di ingobbio.
La cenere è di legna di quercia, lavata.
Cottura a cono 9 in riduzione.

Peperino                      100
Cenere di legna              -
Peperino                      50
Cenere di legna            50
Peperino                      75
Cenere di legna            35
Peperino                      30
Cenere di legna            70
Peperino                      40
Cenere di legna            40
Quarzo                        20 
Peperino                      40
Cenere di legna            40
Caolino                        20 
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Published on
December 5, 2014

Bentonite, un additivo

Cotture Tecniche
nei post sulla monocottura
parlando della preparazione degli smalti adatti a questo processo
ho accennato alle esperienze di Steven Hill
il quale, nella sua personale ricerca durata oltre venti anni,
ha tentato si sfatare la comune credenza che vuole
per gli smalti da monocottura
un contenuto di argilla importante, fino al 30% del totale;
Steven Hill, che lavora smaltando pezzi a secchezza osso,
è arrivato a comporre smalti con un contenuto di argilla tra il 5% e il 10%
l'unica accortezza di cui riferisce, è l'uso di un particolare additivo:
la bentonite
in quantità pari al 2% o 3%.
Questo materiale, appartenente alla famiglia delle argille,
è un prodotto della decomposizione delle ceneri vulcaniche
ha una composizione chimica simile alle altre argille
(un allumino-silicato di magnesio con sodio)
ma presenta proprietà fisiche differenti che ne impediscono lo stesso utilizzo a causa:
- della forte tendenza a rigonfiare quando viene a contatto con l'acqua;
- della peculiare proprietà a virare alla consistenza di gel;
- della forte vischiosità;
- del ritiro notevole in fase di asciugatura.
La bentonite, quindi, è generalmente utilizzata per incrementare la plasticità degli impasti argillosi
per questa funzione è sufficiente aggiungere quantità di bentonite pari a 1% o 2% del totale
quantità analoghe sono utilizzate negli smalti come agente di sospensione per rallentare la sedimentazione  delle particelle più pesanti.
La bentonite andrebbe introdotta agli altri componenti dello smalto quando sono allo stato secco, prima dell'aggiunta dell'acqua, altrimenti non si miscela correttamente.
Tornando agli smalti da monocottura
l'aggiunta di quantità di bentonite variabili da 1% a 6%
rende praticamente qualsiasi smalto adatto alla monocottura
anche per smaltare pezzi a durezza cuoio
data la tendenza ad incrementare il ritiro 
infatti, gli smalti che contengono poca argilla, possono meglio adattarsi al ritiro dell'argilla del pezzo fino alla fase di secchezza osso;
naturalmente risulta utile la proprietà di agente di sospensione soprattutto in fase di applicazione;
inoltre, conferisce resistenza allo strato di smalto una volta essiccato sul pezzo.
La bentonite non modifica in maniera sensibile la superficie dello smalto una volta cotto e ha effetti piuttosto limitati sul colore.

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di Federica e Maurizio

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