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Published on
December 4, 2014

Disegno e materia

Forme Superfici
C'è un tema
tra quelli persi
che ho voglia di riprendere perché rappresenta, nel mio lavoro, 
un modo per orientarmi nelle scelte.
Si tratta di quella distinzione 
secondo me oggettiva
tra disegno e materia
tra oggetti (ovviamente parliamo di ceramica) realizzati facendo risaltare una figura, come fosse la rappresentazione tridimensionale di un idea e
oggetti piegati alle ragioni della materia di cui sono fatti.
Sembra che l'unico elemento in comune
e non è poco
sia la funzione
ma su questo aspetto ci tornerò poi,
per adesso diamola per scontata.
Per spiegami meglio, già allora, avevo proposto le foto di due pezzi che abbiamo a casa
le ripropongo perché continuo a pensare che siano esplicative.
La tazzina cinese è un oggetto leggero, sottile
talmente sottile da lasciar passare la luce
la materia con cui è realizzata, porcellana bianca, si direbbe un mero supporto per i motivi decorativi
bere un caffè da questa tazza è come farlo direttamente dal disegno dipinto a smalto sull'esterno;
la tazza in gres, invece, sembra ricavata con il minor numero possibile di colpi da un blocco di argilla 
un dito dentro per aprire la coppa e qualche taglio di stecca all'esterno per sagomare il piede
il resto lo fa la materia.
E' chiaro che la tazzina è porcellana
così come la tazza di grès presenta forma e disegno
però, la prima è replicabile
infatti fa parte di un servizio da sei pezzi identici,
la tazza è un pezzo unico e non avrebbe senso replicarla.
Naturalmente si tratta di due estremi
nel mezzo c'è tutto il resto,
nel decidere cosa fare, quando inizio un nuovo lavoro,
mi rendo conto che tendo a muovermi lungo l'asse che collega i due poli.
Generalmente mi tengo sempre più vicino al campo della materia 
ma mi avvicino o mi allontano dall'estremo cercando di scegliere consapevolmente il punto di equilibrio tra materia e disegno.
Qualche volta va bene, altre volte tradisco le aspettative
ma questo è un altro paio di maniche.
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Published on
December 3, 2014

Hamada 1

Aspetti Narrativi Tecniche
Riporto una citazione di Shoji Hamada
a me sembra piuttosto significativa

fare ceramica non dovrebbe essere come scalare una montagna; 
dovrebbe essere come scendere già da una collina con una piacevole brezza

tempo fa avrei detto che si tratta di un'idea tipicamente orientale di interpretare il lavoro
oggi credo che questa affermazione abbia un valore universale
a patto, naturalmente, di accettare il fatto che dietro la leggerezza del gesto ci sia tutta la fatica per assimilare quel gesto.
Published on
December 2, 2014

Lavori in corso

Forme
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Sulla ciotola grigia, che nel frattempo ho decorato con una pennellata di ingobbio bianco tipo hakeme, userò il rivestimento con smalto coreano 
poi ne dirò in dettaglio, ma si tratta di uno smalto composto da feldspato/cenere/quarzo
quindi, sulla ciotola in grès giallo potrei usare un Dry Yellow Ochre che oltre al feldspato e alla cenere contiene argilla al posto del quarzo
di solito c'è una miscela di caolino e ocra ma potrei usare una terra di Tolfa... vediamo.

Published on
November 30, 2014

Di domenica

Aspetti Narrativi
Decido di rifare la pagina del Glossario
non so nemmeno se continuerà a chiamarsi così
poi vediamo
ho pensato di impostarla riportando la sintesi dei post sugli smalti
farò lo stesso coi post sugli ingobbi
mi sembra un modo per mettere ordine e dare coerenza a tutto il sito
il Glossario di oggi è una pagina molto vecchia che
a parte qualche piccola aggiunta
è la stessa scritta più di due anni fa
datata, in qualche caso superata nei contenuti
del resto la necessità di rinnovare il sito viene pure dalla riduzione dei lettori accaduta dopo la cancellazione del blog
a giugno scorso
lettori evidentemente non recuperati
non è un bene parlarne, mi dicono 
ma non importa, è così che stanno andando le cose
certi giorni mi deprimo un po'
altri penso che quelli che ancora aprono il sito e leggono meritano ancora più attenzione
insomma
alla fine cerco di fare del mio meglio
la nuova pagina è già impostata 
per pubblicarla devo prima completare la parte con gli smalti di cenere
e per questo aspetto il prossimo forno
che sarà un forno in cui andranno in cottura gli smalti di cui sto parlando adesso
ecco, così tutto converge verso un unico movimento
la strada che sto percorrendo
la sua descrizione in forma di diario: il blog
il contesto in Attualità
i passaggi chiave nel Glossario.
Quindi... presto, devo urgentemente andare in cottura!
Published on
November 29, 2014

Gli smalti 4 - Irabo

Superfici Tecniche
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Ne ho già parlato
la cenere da sola cotta ad alta temperatura cola molto
bisognava trovare un materiale più refrattario che la stabilizzasse
così gli antichi ceramisti, all'inizio, hanno aggiunto quello che avevano più a portata di mano: l'argilla, la stessa con cui realizzavano i pezzi
quindi la sperimentazione si è estesa 
nella storia della ceramica è stato un passaggio durato qualche secolo
che ha toccato diverse regioni
prima in Cina, poi in Giappone passando per la Corea
facile pensare, allora, che la gamma di miscele sia estesissima
proporzioni argilla/cenere che vanno dal 10/90 al 90/10
argille di tutti i tipi, ma poi anche roccia macinata, cenere vulcanica
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stringendo l'attenzione al Giappone
le prime esperienze sembra riguardino la ceramica di Seto
intono al XIV secolo 
convenzionalmente, però, si ritiene che il rivestimento argilla/cenere sia arrivato dalla Corea nel XVI secolo ed abbia preso il nome di Irabo che deriverebbe da un'espressione linguistica giapponese "ira-ira" che significa: irritabile
perché la superficie della ceramica rivestita con questo smalto è ruvida
sia per la natura grezza dello smalto sia per il fatto che tradizionalmente si usavano argille sabbiose per realizzare il pezzo da rivestire
la scuola coreana ha avuto successo grazie alla cerimonia del te i cui appassionati hanno iniziato, da subito, ad apprezzane lo stile
in Giappone, infatti, da quando è stato introdotto e praticamente fino ad oggi, l'irabo è destinato quasi esclusivamente alla produzione di tazze per la cerimonia del te
la ricetta di origine coreana è semplice
argilla ferrosa tipo ocra    50%
cenere di legna               50%
lo spessore deve rimanere piuttosto sottile per evitare colature eccessive
in via del tutto generale, cotture in ossidazione tenderanno a dare allo smalto un colore bruno giallastro mentre in riduzione vireranno sul verdastro
ma come al solito è un'indicazione di massima
le variabili sono molte
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osservando l'uso nella nostra epoca vediamo che poco è cambiato
ad esempio
Bernard Leach proponeva queste ricette:
cenere di legna    50 - 30 %
terracotta            50 - 70 %
oppure
cenere di legna    50%
caolino                50%

in conclusione
manco a dirlo
bisogna sperimentare
cercare il proprio punto di equilibrio tra argilla del pezzo, ingobbio (se c'è), tipo di terra inserita nella miscela con la cenere di legna, proporzione terra/cenere, spessore del rivestimento e modalità di cottura
è bene tenere in mente che, oltre all'aspetto estetico, è necessario verificare la funzionalità della smaltatura
poiché spesso il corpo del pezzo è realizzato con argille grezze, sabbiose, che non diventano completamente impermeabili,
la tenuta è affidata al rivestimento
che dovrà assolvere a questa funzione 
Published on
November 28, 2014

Monocottura 4 - Smaltatura a durezza cuoio

Cotture
Dando per acquisito quello che ho già detto nei precedenti post sull'argomento
vediamo come regolarsi se si decide di smaltare i pezzi crudi quando si trovano a durezza cuoio;
i due punti chiave sono sempre gli stessi:
ritiro relativo smalto/argilla e condizioni del pezzo da smaltare;
in questo caso, lo smalto dovrà seguire il ritiro che l'argilla del corpo deve ancora scontare tra lo stato a durezza cuoio e quello a secchezza osso;
del resto, i pezzi a durezza cuoio sono molto meno fragili e delicati di quelli secchi.
Per compensare il ritiro si usano, di solito, smalti e ingobbì ricchi di componente argillosa: argille, terraglie, terrecotte, caolini, ball clay
fino al 30% del totale
si tratta, è chiaro, di una regola a carattere del tutto generale
la regola principale resta sempre la stessa:
sperimentare
infatti esistono smalti con componenti argillose modeste o proprio assenti che però funzionano bene lo stesso perché contengono, ad esempio, ossa calcinate o ossido di zinco i quali contribuiscono ad aumentare il ritiro complessivo dello smalto
inoltre, ciò che conta è la compatibilità argilla/smalto e quindi bisogna conoscere la percentuale di ritiro dell'argilla che potrebbe (e dovrebbe) essere contenuto con aggiunta di chamotte o sabbia
insomma, la parola finale sulla compatibilità la può dare solo una prova sperimentale.
Lo spessore dello smalto dovrebbe essere leggermente maggiore rispetto a quelli previsti a secchezza osso o sul biscotto dal momento che l'argilla ancora umida ha una minore capacità di assorbire
(deve prima liberarsi della propria acqua)
in queste condizioni le pareti di argilla smaltate tendono ad indebolirsi
ecco perché si consiglia di realizzare pezzi con pareti un po' più spesse quando si decide di smaltarli ancora a durezza cuoio.
Diciamo che il primo forno in monocottura andrebbe preparato con pezzi realizzati con diverse argille e rivestiti con diversi smalti
incrociando i materiali e provando diverse soluzioni in fase di smaltatura
le cose venute meglio, dal punto di vista funzionale,
quindi quei pezzi che non si sono danneggiati, che risultano ben impermeabilizzati dallo smalto e privi di difetti dello smalto indicheranno la strada da percorrere.

Spesso può sembrare semplicistico rimandare alla sperimentazione
però, come dicevo ieri, le variabili sono talmente tante che la ricerca del punto di equilibrio è veramente complessa
e necessariamente personale;
qualcuno potrebbe dirvi con quale argilla lavorare, come realizzare il pezzo, con quali caratteristiche geometriche e come comporre lo smalto e quando smaltare e come farlo
poi, magari, lui ha un forno elettrico e voi a gas 
e questo fatto potrebbe rimettere tutto in discussione.
E' così, 
e per me è l'aspetto più interessante della cosa.
Published on
November 27, 2014

Equilibrio

Aspetti Narrativi
Devo ripetere uno dei post scritti e pubblicati prima del disastroso click con il quale, lo scorso giugno, ho cancellato tutto il blog
lo voglio fare perché parla di uno dei concetti che io trovo essenziali nel lavoro di un ceramista
il dilettante come il professionista si trova costantemente di fronte a delle scelte
in qualsiasi momento, dall'idea iniziale, fino al momento di estrarre il pezzo dal forno, ogni passaggio richiede una decisione
e ogni decisione si ripercuote sulle scelte già fatte e su quelle che si faranno
in un gioco di interdipendenza che ricorda i mobiles di Calder
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Non ho intenzione di fare paragoni, naturalmente,
né di entrare in aspetti concettuali
mi interessa solo l'aspetto intuitivo
chi ha presente queste particolari opere di Calder credo capisca cosa intendo
si tratta di sculture spaziali composte da elementi pesanti di varie forme (palette o cerchi o mezzelune metalliche) attaccati a elementi portanti sottili (di solito semplice fil di ferro)
il tutto appeso al soffitto con un unico cavo
internet è piena di foto di queste sculture
qui l'aspetto fondamentale è l'equilibrio 
definito in modo univoco dal peso e dalla reciproca posizione di ognuno degli elementi pesanti
è sufficiente spostare uno solo dei pesi o modificarne la massa anche leggermente perché tutto il sistema sia costretto a trovare una nuova e diversa configurazione di equilibrio
che non riguarda solo il singolo braccio a cui è attaccato l'elemento modificato
ecco, il ceramista si trova in una situazione simile
scegliere un'argilla, un impasto ha un'influenza sull'ingobbio, se c'è, sullo smalto, sulla risposta alla cottura
e questo vale poi nella scelta di ingobbiare o no e con quale tipo di ingobbio e con che modalità l'ingobbio è dato
lo stesso vale per la fase di smaltatura
e alla fine la cottura: la temperatura, l'atmosfera nel forno, la durata, il tipo di forno
ogni singolo passo richiede una scelta
l'insieme di tutte le scelte concorre a determinare il risultato finale
il quale rappresenta il nostro punto di equilibrio
modificabile in tanti modi
ecco perché, la maggior parte dei ceramisti sceglie un particolare ambito di ricerca, per esempio gli smalti e
tende a tenere fisse le altre variabili:
stessi impasti, uguali modalità di cottura, ecc

Credo che l'argomento andrà sviluppato...
Published on
November 26, 2014

Lavori in corso

Forme Tecniche
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Queste ciotole sono realizzate con un grès molto ricco di sabbia
vuol dire che anche se porto l'impasto a completa maturazione il corpo non risulterà comunque impermeabile
quindi è necessario un rivestimento che impermeabilizzi
allora, volendo rimanere nel campo degli smalti di cenere 
e in particolare degli smalti originari, grezzi, poco elaborati
direi che
tutto sommato, qui posso utilizzare un classico Irabo
cenere e argilla.
e anche così ho qualche perplessità sull'aspetto funzionale
non so
forse, almeno all'interno, dovrò dare una mano leggera di dry yellow ochre...
ok, ci devo pensare ancora un po'
Published on
November 25, 2014

Smalto e frutto dall'estremo oriente

Superfici
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Ciotola rivestita con smalto a base di cenere di legna
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Published on
November 22, 2014

Gli smalti 3 - La cenere in Giappone

Tecniche
Qualche cosa l'avevo già anticipata;
sono passati circa duemila anni da quando in Cina hanno sviluppato la tecnologia per realizzare forni a legna adatti alle alte temperature
quindi, intorno allo VIII secolo d.C., anche i ceramisti in Giappone sono in grado di cuocere ad alta temperatura
la ceramica prodotta in questo periodo è detta ceramica Sue
generalmente non smaltata, presenta, spesso, la patina vetrosa che si forma sui pezzi a causa della cenere;
va detto che in questo periodo i giapponesi conoscevano la smaltatura che utilizzavano per la terracotta a bassa temperatura
ovviamente si trattava di smalti a base di piombo;
poco dopo, 
faccio difficoltà a individuare il periodo esatto
probabilmente non è ancora molto chiaro,
dalle parti di Seto, inizia l'uso consapevole della cenere come rivestimento per la ceramica cotta ad alta temperatura,
la tecnica si è sviluppata come già accaduto in Cina e
presto ha fatto la sua comparsa la miscela argilla/cenere
bisogna tenere conto che la cenere da sola tende a colare molto
l'argilla è un legante naturale.
Qui voglio dire che
c'è una differenza fondamentale tra l'atteggiamento dei cinesi e quello dei giapponesi nei confronti del rivestimento a base di cenere: 
sia della patina che si forma nel forno che del rivestimento vero e proprio dato a cenere assoluta o a cenere/argilla
in Cina tutto questo processo, per quanto lungo, appare come una mera successione di tappe che conducono all'elaborazione di smalti complessi
in Giappone, invece, hanno di fatto costruito un'estetica raffinata basata sull'utilizzo della cenere pura o miscelata con argilla
prova ne è che ancora oggi esistono centri di produzione ceramica che risalgono al secolo VIII d.C. (quando è entrata in uso la cottura ad alta temperatura) che continuano a realizzare stoviglie e vasi praticamente con le stesse tecniche di allora 
i forni di Tamba, Bizen e Shigaraki, ad esempio, sono attivi tutt'oggi,
in questi centri si realizza ancora ceramica non smaltata la cui caratteristiche risiede nella decorazione che si crea nel forno grazie alla cenere
tra le abilità di questi ceramisti c'è la capacità di posizionare i pezzi nel forno perché si producano le "fiammate" e le macchie volute;
a Seto, invece, hanno sviluppato la tecnica del rivestimento a cenere e argilla
all'inizio l'argilla era la stessa dei pezzi e veniva miscelata alla cenere in percentuali modeste (argilla 10% - cenere di legna 90%)
piano piano le percentuali si sono modificate, anche in relazione all'utilizzo di argille diverse e di roccia macinata.

per concludere qualche nota tecnica sull'utilizzo della cenere pura:
escludendo il caso di cotture con grandi forni a legna,
piuttosto rari qui in Italia
ne esisterà almeno uno? non so,
per riprodurre questo rivestimento non resta che spolverare la cenere direttamente sul pezzo
oppure discioglierla in acqua e darla come uno smalto;
se la cenere non è lavata la sua azione sarà più forte
vedi i post sulla cenere di .....
perché capace di penetrare maggiormente nella sua azione sul corpo
"portando fuori" il ferro presente nell'argilla del pezzo 
facendo virare il colore su toni più scuri e creando macchie ed aloni;
spessori maggiori di cenere producono una superficie caratterizzata dalla presenza di goccioline e colature 
le prime prevalentemente sulle superfici orizzontali 
le seconde su quelle verticali;
bisogna tenere conto, nella gestione dello spessore, che la cenere da sola cola moltissimo quando fonde
inoltre queste goccioline, colanti o no, subiscono un effetto di desertificazione: 
in pratica, la sostanza vetrosa alle alte temperature cristallizza e perde trasparenza.



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di Federica e Maurizio

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