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Published on
November 16, 2014

Autoritratto

Aspetti Narrativi
Immagine
Ogni tanto
un autoritratto
mi sembra un buon modo
per guardarmi in faccia
Published on
November 15, 2014

Componenti degli smalti - La cenere 2

Una premessa: la cenere è caustica
Prima di parlare della preparazione della cenere 
è necessaria una premessa
il contenuto di alcali fa si che la cenere sia caustica
quindi:
allo stato asciutto sarebbe opportuno trattarla indossando una mascherina, 
comunque è meglio lavorare all'aperto e in giornate senza vento
quando è bagnata bisogna assolutamente evitare di immergervi le mani nude, è necessario usare guanti di gomma (quelli da cucina vanno benissimo).


Preparazione della cenere

La cenere contiene alcuni elementi solubili quali: 
alcali, carbonati, solfati, cloridrati;
gli alcali, in particolare, sia per quantità che per caratteristiche,
meritano qualche considerazione.
Gli alcali hanno un certo potere deflocculante,
questo vuol dire che, in acqua, miscelati ad altre particelle 
in particolare quelle di dimensioni minuscole, tipiche delle polveri che compongono gli smalti,
inducono, in esse, una carica elettrostatica che le porta a respingersi reciprocamente,
la tendenza a disaggregare induce la miscela che compone lo smalto ad assorbire molta acqua
un chimico forse non approverebbe quello che sto per dire
ma in sostanza è come se si creasse un maggiore spazio tra le particelle dove "contenere" acqua
succede, però, che lo smalto, quando è ancora liquido, può apparire della densità giusta
solo quando si sarà essiccato sulle pareti del pezzo apparirà più sottile di quanto dovrebbe e spesso con spessore irregolare;
questo fenomeno normalmente non è immediato
se componiamo lo smalto e lo utilizziamo entro breve non dovrebbe dare problemi
se lo conserviamo a lungo, molto probabilmente, presenterà i problemi causati dalla deflocculazione;
inoltre gli alcali tendono a emanare cattivo odore.
Di contro, va detto, che gli alcali sono dei fondenti potenti,
tenendo conto che la cenere di legna è utilizzata proprio nella qualità di fondente per gli smalti alle alte temperature,
non è un particolare secondario.
Quindi, una volta che abbiamo deciso di comporre uno smalto di cenere,
dopo aver trovato la nostra cenere
dobbiamo decidere con quali modalità trattarla prima dell'uso.
In sostanza bisogna decidere se lavarla o no;
lavare la cenere vuol dire rimuovere una buona parte (non tutto) del contenuto di alcali
ciò renderà gli smalti di cenere più "puliti"
più adatti alla conservazione,
più stabili nei risultati;
di contro, 
la cenere sarà più refrattaria (perdita di potere fondente fino al 25%),
gli smalti perderanno un po' della tipica imprevedibilità data dalla cenere.
Inoltre, gli alcali solubili disciolti nello smalto hanno una caratteristica peculiare
quando smaltiamo un biscotto, questo assorbe acqua,
poiché nell'acqua sono disciolti gli alcali
di fatto introduciamo un fondente all'interno del corpo argilloso,
in piccole quantità (quelle che comunque restano anche nella cenere lavata) hanno un effetto benefico proprio sulla superficie di contatto tra parete del pezzo e smalto, inoltre contribuiscono a generare quell'effetto bruno-rossastro, come di terra bruciata, lungo i bordi dove lo smalto è più sottile;
in quantità maggiori possono indurre effetti non desiderati sulla struttura del pezzo, soprattutto se si ha a che fare con pareti molto sottili.

Noi, di solito usiamo la cenere lavata.

Il processo di lavaggio è piuttosto semplice,
a parte le avvertenze che ho dato all'inizio.
Si parte con un bidone o una bacinella
l'importante è che la cenere non riempia più della metà del volume del recipiente
questo, infatti, durante il primo lavaggio, consente di non avere una concentrazione di alcali in soluzione troppo elevata che potrebbe indurre quegli effetti deflocculanti nella cenere, di cui ho parlato prima, che poi ci ritroveremmo negli smalti;
messa la cenere nel bidone, versiamo l'acqua fino a riempirlo completamente,
una bella mescolata e lasciamo riposare tutta la notte;
il giorno successivo eliminiamo i pezzi di carbone che sono venuti a galla,
adesso possiamo notare che l'acqua ha un odore caratteristico,
un colore giallastro e si presenta saponosa al tatto,
quest'ultima caratteristica non la provate perché l'effetto viscido pare sia dovuto alla pelle che si disfa per l'effetto caustico degli alcali in soluzione;
quindi versiamo via l'acqua in eccesso cercando di eliminarne più possibile senza far uscire la cenere;
riempiamo nuovamente il bidone e lasciamolo per qualche giorno prima di ripetere il cambio dell'acqua;
ad ogni passaggio ci vuole poi più tempo prima di disciogliere una quantità significativa di sali alcalini;
in generale tre o quattro ricambi d'acqua nell'arco di due o tre settimane sono sufficienti.

Noi la laviamo un po' meno,
non credo che abbiamo una vera e propria regola 
ma di solito facciamo solo un paio di passaggi d'acqua.

Una volta lavata la cenere si deve asciugare,
per questo sono ottimi i recipienti di terracotta non smaltati (a patto di ricordare che l'acqua che passa attraverso la terracotta è ancora un po' caustica e corrosiva, quindi attenzione dove li lasciate);
quando la cenere è completamente asciutta, se non lo avete fatto prima, passatela al setaccio;
adesso è pronta all'uso.
Published on
November 14, 2014

Monocottura 2 - Una regola

Cotture
C'è una vecchia regola secondo cui gli smalti per la monocottura debbano contenere una quantità di almeno il 20% di argilla;
in realtà le cose non stanno proprio così,
l'esperienza di alcuni ceramisti,
ad esempio John Britt e Steven Hill,
dimostra che si può utilizzare praticamente qualsiasi tipo di smalto
a patto di avere chiari alcuni concetti,
uno in particolare:
la compatibilità tra argilla e smalto.
Come al solito, trattando di ceramica,
è importante cercare un punto di equilibrio tra diversi fattori:
non si tratta di considerare buono un tipo di smalto e inadatto un altro tipo,
così come non è necessario escludere una tipologia di argilla per privilegiarne un'altra in via assoluta,
come al solito, dicevo, è necessario adattare lì'argilla con cui è realizzato il pezzo, le modalità con cui si smalta (in particolare in quale punto di essiccazione si trova l'argilla quando viene smaltata) e il tipo di smalto.
La questione da porre, quindi, riguarda la compatibilità tra l'argilla del corpo e lo smalto,
in particolare, è necessario che i due elementi abbiano lo stesso ritiro.
Chi ha esperienza di ingobbi sa di cosa parlo,
l'argilla, asciugandosi, tende a ridurre il proprio volume
ne consegue la riduzione delle dimensioni del pezzo tra la foggiatura, la fase a secchezza osso e, infine, dopo la cottura,
è chiaro che questa riduzione riguarda anche l'argilla presente negli smalti, ed
è noto che la quantità di questa riduzione non è uguale per tutte le argille ma varia, e non di poco, tra argille plastiche e non plastiche, 
tra argille che contengono sabbia o chamotte e argille fini,
insomma, anche se è difficile avere una conoscenza esatta della percentuale di ritiro nelle varie fasi per le diverse argille, non è poi difficile averne un'idea di massima, ed è un buon inizio.
A questo punto si aprono due strade:
smaltare i pezzi quando si trovano allo stato di durezza cuoio 
oppure
smaltarli a secchezza osso;
nel primo caso sappiamo che il pezzo deve ancora "scontare" parte del ritiro, sarà necessario utilizzare smalti che contengano argilla affinché seguano meglio il ritiro del pezzo stesso;
nel secondo caso, poiché il ritiro tra secchezza osso e biscotto è minimo, possiamo pensare di procedere quasi come se stessimo smaltando un biscotto; in questo caso non è necessario formulare lo smalto con alte percentuali di argilla.
La scelta può essere determinata da varie cause;
Steven Hill, ad esempio, riferisce di aver scelto di smaltare i puoi pezzi a durezza osso per un motivo pratico,
infatti, la smaltatura a durezza osso rende libero il ceramista di smaltare quando vuole, una volta che l'argilla si è essiccata può rimanere lì sullo scaffale ad aspettare,
se si sceglie di smaltare a durezza cuoio questa libertà non c'è più,
in questo caso comanda l'argilla che transita allo stato di durezza cuoio in un preciso momento e si deve smaltare in quel preciso momento.
Fatta la scelta ne viene di conseguenza un'altra:
l'argilla,
dividendo le argilla in due gruppi: 
le plastiche e le non plastiche;
le prime presentano un ritiro elevato e ottime caratteristiche meccaniche a secchezza osso, di solito contengono quantità importanti di ball clay (nelle formulazioni proposte da Hill la ball clay raggiunge il 40% del totale); di contro, smaltare pezzi realizzati con argille plastiche quando si trovano allo stato di durezza cuoio può dare qualche problema causato dalla loro tendenza ad assorbire molta acqua;
le argille non plastiche, invece, presentano un ritiro minore, assorbono meno acqua e sono più fragili allo stato di secchezza osso, quindi, 
sono più adatte alla smaltatura in fase di durezza cuoio.
In via del tutto generale, parlando di alte temperature,
di solito sono plastici le porcellane e alcuni tipi di grès;
altri gres e argille refrattarie tendono ad essere meno plastici.
Ognuno dei due metodi presenta qualche difficoltà:
l'argilla a secchezza osso è molto fragile ma si adatta bene agli smalti usati per i biscotti;
la durezza cuoio rende la smaltatura più semplice ma presenta qualche difficoltà in più nella formulazione corretta dello smalto (ai fini della compatibilità del ritiro argilla/smalto).
La prossima volta cercherò di fornire qualche dettaglio in più sui due metodi di lavoro.
Published on
November 13, 2014

Quindi

Forme Tecniche
Quindi ora si tratta di vedere cosa ho tra le mani
che pezzi ho fatto
come li voglio rivestire
Come al solito
l'idea è di descrivere le modalità con cui procedere;
il fatto di scriverlo è utile perché aiuta a codificare mentalmente certi passaggi.
Quindi, dicevo,
comincerei con qualche cosa da rivestire con sola cenere;
perché funzioni devo utilizzare pezzi in grès,
il corpo in gres vetrifica,
quello a grana fine, vetrificando, diventa impermeabile,
a questo punto è sufficiente la patina vetrosa conferita dalla cenere per ridurre anche la porosità superficiale;
ecco, questi piattini vanno bene, credo,
a parte il fatto che sono bianchi,
la cosa non mi piace molto
allora decido di ingobbiarli e
per rendere l'ingobbio più possibile omogeneo al corpo del pezzo
utilizzerò lo stesso gres con un'aggiunta di ossido di ferro al 6%
questo dovrebbe dare un colore bruno,
lo strato di cenere potrebbe alterare il colore facendolo virare sul verdognolo.
In effetti spero di no,
ma lo sapremo poi.
Si tratta di piatti crudi a secchezza osso.
Col primo fuoco, oltre a biscottare i pezzi, si fissa l'ingobbio,
la cenere va cotta in secondo fuoco.
Immagine
Prima e dopo l'ingobbiatura
la prima foto è fatta con luce naturale mentre nella seconda è artificiale ma insomma, l'ingobbio si vede
Immagine
Published on
November 8, 2014

Componenti degli smalti - La cenere

Tecniche
Prima di procedere col racconto sull'evoluzione degli smalti 
vorrei soffermarmi per un paio di post sulla cenere
visto che sembra l'origine degli smalti alle alte temperature.
Cos'è la cenere, come funziona da cosa è composta,
come si prepara e come si usa;
le domande più o meno sono queste;
partiamo dalla prime.
La cenere è il residuo inorganico della combustione di materiale organico di origine vegetale.
La combustione, da qualche parte credo di averne parlato, libera ossigeno, idrogeno, carbonio e azoto,
quello che resta è ciò che la pianta, durante il suo sviluppo, ha estratto dal suolo utilizzandolo per varie funzioni vitali e per costituire la propria struttura, 
sono: potassio, calcio, magnesio, sodio, fosforo, zolfo, silicio, ferro, cloro, iodio, manganese, alluminio, boro e più raramente anche rame e argento;
le quantità dei vari componenti sono estremamente variabili, come vedremo,
in generale, alcuni di questi elementi si trovano quasi sempre in quantità modeste,
sicuramente irrilevanti per noi ceramisti,
gli elementi importanti, invece, sia quantitativamente che qualitativamente  sono 
calcio, potassio e silicio.
In generale, le ceneri che contengono un'alta percentuale di calcio e potassio si comportano come fondenti per smalti ad alta temperatura, mentre quelle che contengono silicio hanno un effetto vetrificante.
L'analisi della composizione chimica della cenere vegetale è un cocktail estremamente complesso di elementi chimici che spesso somiglia alla composizione di uno smalto.
Il problema è legato alla estrema varietà di questa composizione,
che varia da pianta a pianta, anche se si tratta di essenze vegetali cresciute sullo stesso suolo, così come può variare per la stessa specie di pianta se cresciute su terreni differenti,
varia, infine, anche per le varie parti di una stessa pianta: foglie, rami giovani, tronco, corteccia.
In linea di massima si può dire che normalmente il tronco contiene maggiori quantità di calcio, soprattutto per alberi cresciuti su suoli calcarei;
sono ricchi di calcio gli aghi delle conifere e la corteccia delle querce;
la cenere di erba, soprattutto quelle a stelo lungo come i cereali, contiene quantità elevatissime di silicio;
nelle parti giovani (foglie giovani, rametti, gemme) si accumula maggiormente il potassio e, in alcune piante, il ferro;
i semi sono spesso ricchi di magnesio.
L'estrema complessità del contenuto chimico di una cenere, associato all'estrema varietà ha portato, da sempre, i ceramisti che la usano nella composizione degli smalti a regolarsi in maniera estremamente semplice.
Di fatto nessuno sta lì a studiare l'analisi chimica di una cenere prima di comporre il proprio smalto.
L'utilizzo della cenere fa entrare negli smalti una miscela molto variabile di elementi solubili e insolubili, alcali e acidi, ma
quello che importa
non è tanto la conoscenza della esatta composizione della cenere che stiamo usando,
certo questo può darci qualche indizio su cosa possiamo aspettarci,
piuttosto, però, è necessario studiare il comportamento delle ceneri che abbiamo a disposizione.
Tanto per rendere chiaro il concetto
Phil Rogers, nel suo "Ash Glaze", propone il raffronto tra quattro analisi chimiche di cenere di legno di melo utilizzate da quattro noti ceramisti,
senza entrare nei dettagli, le differenze sono notevoli:
il calcio varia dal 58% allo 83%
mentre il potassio dallo 1% al 18%
però, riflettendo, si nota che dove il calcio è in quantità maggiore, minore è quella del potassio e viceversa,
resta il fatto che la somma dei due rappresenta sempre un valore intorno all'80%
al ceramista può bastare quest'ultimo dato,
il resto lo farà inevitabilmente l'esperienza diretta.
Tutti gli altri componenti, presenti in percentuali minori, danno comunque il loro contributo,
possono alterare il colore, la lucentezza, dare effetti opalescenti
rappresentano le impurezze, per chi è abituato a concepire le componenti degli smalti come pure
(carbonato di calcio, silicio, borace ecc insomma prodotti industriali piuttosto raffinati)
e questo rappresenta, probabilmente, il grande fascino della cenere;
gli orientali hanno sfruttato questa caratteristica per conferire agli smalti quei piccoli difetti, quelle alterazioni e l'imprevedibilità che loro amano perché li mettono in più stretta relazione con la natura;
del resto, gran parte del fascino dell'antica ceramica orientale è dovuto alle alterazioni che i ceramisti non potevano e, forse, non volevano eliminare, alterazioni spesso dovute proprio all'uso della cenere.
L'esempio classico è quello del ferro presente nelle ceneri che conferiva le tonalità azzurrognole o verdastre (celadon) ai primi smalti da porcellana.
Torniamo alla cenere:
una cosa, effettivamente va tenuta in considerazione, ed è la differenza tra le ceneri che contengono prevalentemente calcio e potassio e quelle più ricche di silicio,
come dicevo,
in generale la cenere di legna di alberi e cespugli contiene grandi quantità di calcio e potassio, quindi tenderà a comportassi come un fondente,
la cenere di erba e la crusca dei cereali generalmente tenderanno a comportarsi come vetrificanti
Un tentativo di codificare questa differenza è stato condotto da Bernard Leach che ha suddiviso la cenere i tre gruppi:
legno duro, medio e soffice (hard, medium, soft),
dove prevalgono gli elementi fondenti il legno è soffice,
dove prevalgono gli altri componenti è duro
quando non c'è prevalenza netta è medio.
Questa è, per adesso, l'unica vera differenza da considerare.
Per chi fosse interessato, su internet credo si trovino composizioni chimiche di vari tipi di cenere. 
Published on
November 7, 2014

Monocottura 1 - Introduzione

Cotture
Riprendo il discorso sulla monocottura,
inizio daccapo
il post del 19 giugno scorso,
come non fosse mai stato scritto,
da allora è accaduto che ho fatto una monocottura
un'esperienza pratica che mi aiuta a ragionare meglio
dunque
credo sia chiara la differenza tra cottura singola o monocottura e  
cottura doppia: biscottata (primo fuco) e smaltatura (secondo fuoco)
in sostanza nella monocottura si elimina la fase della biscottaura e si mettono i pezzi nel forno crudi e già smaltati
si tratta di un processo antico
sicuramente la doppia cottura è un metodo che potremmo definire moderno
del resto, parlando degli smalti, abbiamo visto come nelle prime cotture ad alta temperatura si formava accidentalmente una patina vetrosa, 
poi sfruttata spolverando i pezzi con argilla e cenere prima di infornarli
ecco, questo si può considerare il primo processo di smaltatura e
avveniva, di fatto, in monocottura.
Le cose sono andate avanti così per secoli
anche quando gli smalti hanno cominciato ad essere più strutturati,
dalla composizione più complessa e consapevole
allora, perché si è passati al doppio fuoco?
direi, principalmente per motivi pratici
smaltare un pezzo crudo è piuttosto rischioso
gli smalti vengono dati allo stato liquido
l'argilla cruda anche se secca, assorbendo acqua, perde rapidamente le proprie caratteristiche meccaniche
si indebolisce, rigonfia e se poi non si asciuga adeguatamente può esplodere in cottura,
inoltre, quando è cruda, durante la prima fase della cottura rilascia gas e vapore acqueo che, nel caso della monocoltura, devono attraversare lo strato di smalto ancora crudo e c'è il rischio che lo danneggino;
credo sia piuttosto intuitivo comprendere che la smaltatura di un biscotto,
quindi di un pezzo...
come dire,
solido, dalle caratteristiche fisiche e meccaniche stabili 
sia più semplice e sicuro,
inoltre, se si commette un errore si può lavare il pezzo e rismaltarlo,
è anche più semplice operare smaltature parziali con rimozione di parti di smalto eccedente
insomma, si: è un processo più
semplice e sicuro.
Quindi i motivi per cui è invalso il sistema della doppia cottura mi pare sia di natura pratica.
D'altro canto, gli estimatori della monocottura, sostengono che con questo sistema si risparmia lavoro, tempo e combustibile (o energia elettrica),
è vero?
non tutti sono d'accordo
probabilmente è vero
sicuramente il rischio di rotture e danneggiamenti è maggiore
sia in fase di smaltatura che in cottura e
quindi il conto del tempo e del costo eventualmente risparmiati si fa più complesso
Il punto decisivo, però, sembra un altro
e su questo ho iniziato a riflettere durante la mia prima esperienza;
la monocottura è un processo piuttosto difficile
richiede sicurezza e certezza nel gesto e nelle intenzioni
la fase di smaltatura non consente ripensamenti
non perdona errori
non concede nulla alle eventuali debolezze dei pezzi - differenze di spessore, bordi sottili, stati di stress durante l'essiccazione -
in cottura richiede attenzione fin dall'accensione del forno, 
tutte le cautele del primo e del secondo fuoco messe insieme;
proprio per questo, però, crea una stretta relazione tra il processo di foggiatura e quello di smaltatura,
la decorazione, insomma, ritorna ad essere un'estensione della fase di creazione della forma
se si smalta un pezzo foggiato poco prima si chiude subito il processo iniziato quando ci si è messi al tornio con una palla di argilla
l'intenzione iniziale è ancora viva
e più probabilmente
se il lavoro è onesto e la mano è allenata
il pezzo avrà personalità e carattere
insomma, sarà un buon pezzo.
Certo acquisire immediatezza nella smaltatura richiede una buona confidenza col gesto 
e non è facile.
In effetti il biscotto, se ci si pensa, è un oggetto spento
neutro
privo della vitalità che ancora c'è nello stesso pezzo prima della cottura.
La connessione stretta tra foggiatura e smaltatura 
la rimozione di tutto il tempo che passa tra quando il pezzo lo realizziamo e quando alla fine abbiamo tra le mani un biscotto da smaltare 
sono, probabilmente, i motivi più rilevanti tra quelli che possono rendere interessante, oggi, il processo di monocottura.
Nei prossimi post sull'argomento cercherò di fornire le conoscenze tecniche di base, 
i fattori da valutare,
diciamo i primi elementi teorici per procedere con questo sistema;
tutto il resto sta nella comprensione di quanto ho cercato qui 
maldestramente
di raccontare.
Published on
November 6, 2014

Autunno

Aspetti Narrativi
ora mi spiego meglio
tanto fuori piove
lascio la porta aperta sul giardino finché piove poco;
sto cercando il bandolo della matassa:
una foto a cui aggrapparmi
un ricordo da cui ripartire,
tutto scivola intorno,
quando piove a lungo è così
l'acqua lava via i movimenti abitudinari nella casa silenziosa,
muove gli spazi e risistema le cose,
se la casa è un dentro e un fuori, succede
credo sia normale
fuori strappa via le foglie del glicine
dentro i gatti sperimentano traiettorie, aprono nuove strade tra le poltrone e gli scaffali della libreria
e io osservo
osservo e basta
oppure osservo e ascolto
non c'è di meglio o forse io non so fare di meglio
lascio un paio di libri sul tavolo
il quaderno con gli appunti per la ceramica resta chiuso
la tv è spenta;
il rumore della pioggia è più intenso, ora
chiudo la porta
è necessario
in fondo posso sempre aspettare una telefonata
o che smetta
o domani
tanto è questo che succede in autunno,
qualche volta,
che sembra tutto estraneo
insomma, per dire che 
fare un post su smalti o cotture non mi va 
non ci riesco 
tutto qua
Published on
November 5, 2014

Ancora lavori in corso

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Gres chamottato, molto grezzo, 
la foggiatura al tornio risente della grana grossolana,
il rivestimento ... 
non so ancora con esattezza
sicuramente vorrei mantenere, su queste due ciotole, l'aspetto ruvido e terroso 
ci sto pensando, 
vediamo
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Published on
November 4, 2014

Lavori in corso

Forme
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Published on
November 2, 2014

Gli smalti 2 - Ancora cenere

Tecniche
Una volta definito il ruolo della cenere nella formazione di una patina vetrosa irregolare e casuale sulla superficie dei pezzi in cottura nei grandi forni alimentati a legna, sembra ovvio, per noi, in via retrospettiva, pensare ad un successivo uso consapevole di questo materiale per rivestire in modo uniforme la ceramica.
In realtà sono passati secoli da quando, nel XVI secolo a.C., l'evoluzione tecnologica nella realizzazione dei forni, ha consentito la fusione della cenere e la conseguente formazione delle patine vetrose.
Rimanendo in Cina, dobbiamo arrivare al periodo della dinastia Zhou (1066 - 221 a.C.) per trovare le prime applicazioni consapevoli di quello che si può considerare un vero e proprio smalto.
Lo smalto, se così lo si può definire, era la semplice miscela di cenere e argilla. Probabilmente si trattava della stessa argilla con cui era foggiato il pezzo; sicuramente materiali, modalità di impiego e applicazione variavano nei diversi luoghi di produzione.
Da come appaiono alcuni pezzi arrivati integri fino a noi, si direbbe che la miscela di cenere e argilla era fatta cadere da un setaccio direttamente sul pezzo ancora umido; le aree rivestite, infatti sono le pareti esterne, soprattutto le parti alte (le "spalle"), e il fondo interno; quest'ultimo fatto è il maggiore indizio sulla modalità di applicazione.
In generale si trattava di patine sottili con tendenza a produrre colature.
Il passo successivo, quello che ha portato alla gestione vera e propria di più elementi nella composizione del rivestimento della ceramica è stato fatto sempre in Cina durante la dinastia Han (207 a.C. - 220 d.C.). In realtà le cose non sono così chiare, diversi autori riportano le diverse ipotesi sviluppate dagli studiosi della materia. 
Tutto sommato non trovo interessante entrare nello specifico;
dirò l'essenziale,
secondo alcuni (ad esempio Nigel Wood), gli smalti presero una forma più vicina ai canoni moderni quando la formulazione cominciò a contenere: cenere di legna, argilla e roccia calcarea;
la rilevanza del calcare come fondente è oggetto di studio, secondo alcuni studiosi, infatti, potrebbe essere l'unico fondente presente in alcuni dei primi smalti (che, quindi, non contenevano la cenere).
Philip Roger, invece, suggerisce che il passaggio fondamentale nella composizione degli smalti fu l'introduzione di roccia silicea, probabilmente il feldspato o altre rocce simili. I primi smalti propriamente detti sarebbero stati formulati utilizzando cenere di legna, argilla e feldspato.
Così, mentre in Cina procede l'evoluzione degli smalti,
io faccio una sosta per sviluppare un paio di questioni:
- il ruolo della roccia calcarea;
- il feldspato e i felspatoidi;
- intanto in Giappone?
- qualche dettaglio sulla composizione della cenere e sulle modalità di preparazione ed uso.

L'idea, credo si sia capita, non è quella di fornire una trattazione storica né di fare uno studio scientifico;
quanto, piuttosto, comprendere in via del tutto generale come si sono sviluppati gli smalti, soprattutto in oriente, per avere, poi, qualche strumento in più per il nostro lavoro.

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VesuvioLab 
di Federica e Maurizio

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